Scomparsa nel nulla l’attrice Mariella Lotti, morta nel 2006 per Wikipedia, 93enne per MyMovies

La freccia nel fianco 02

Preferiva le pose statuarie per mettere in evidenza la raffinata bellezza del suo collo e per non scomporre le sue leggendarie pettinature. Era l’esaltazione del maggior costumista del tempo, Gino Carlo Sensani, e della stilista delle dive, Maria Antonelli. Ed era la più aristocratica delle attrici del ventennio nero e dei telefoni bianchi (il genere in voga in quegli anni), gli unici due colori che avrebbero caratterizzato il suo cinema.

Questo ricordavo di lei. L’ho rivista in un film che oggi compie settant’anni – La freccia nel fianco, diretta da Alessandro Blasetti su sceneggiatura di Alberto Moravia, Ennio Flaiano e Cesare Zavattini, tutti intenti ad adattare il romanzo omonimo di Luciano Zuccoli – e ho sentito il desiderio di conoscere il suo destino.

La freccia nel fianco

La diva aristocratica

All’inizio degli anni quaranta, Mariella Lotti (battezzata Anna Maria Pianotti nome abbandonato poi per quello d’arte) è la diva più acclamata del cinema insieme a Vivi Gioi e Vera Carmi.

La fabbrica dei sogni nostrani, Cinecittà, è appena nata (28 aprile 1937). Costruita a tempo di record, in 475 giorni, ostenta quattordici teatri di posa, tre piscine per le riprese acquatiche, quarantamila metri quadrati di strade e piazze, trentacinquemila di giardini che, insieme a un migliaio di dipendenti, fanno invidia a Hollywood.

Il cinema è il megafono dell’epoca fascista, ma è anche industria. E quindi distrazione. Il grosso della produzione aderisce così al filone della spensieratezza. L’intrattenimento deve essere propedeutico alla propaganda. Quindi impavidi eroi, certo, ma anche storie leggere, appassionanti, avventurose, melodrammatiche dirette dai Camerini, Blasetti, Gallone, Genina, Castellani, Soldati. Le abitano molte donne: fatali ingenue, timide, nobili o squattrinate lanciate tutte in avventure sentimentali. Gli uomini – Nazzari, Giachetti, Valenti, Cervi, De Sica, Villa, Girotti – sono leali, virili, galanti. Sorrisi candidi, frac e brillantina.

Le grandi dive del periodo sono more e in carne. Devono conquistare gli uomini ma anche allevare i figli. Mariella Lotti non rientra in questo canone estetico: è alta, magra, bionda. Eppure piace per quel suo essere così altera e fascinosa. La definiscono aristocratica, forse perché i ruoli di principessa e nobildonna sono sempre suoi. Eppure sarà capace di raggiungere la sua vetta più alta in un film come Fari nella nebbia (1942, Franciolini) calandosi perfettamente nel ruolo della moglie di un camionista, inquieta e volgare che insegue i suoi amori fuori dal matrimonio.

Quarantaquattro film in una dozzina di anni. Una enormità. La dirigono i più grandi: Mario Bonnard, Enrico Guazzoni, Alessandro Blasetti, Camillo Mastrocinque, Luigi Zampa, Raffaello Matarazzo. A teatro, per due volte, Luchino Visconti. Recita al fianco di Amedeo Nazzari, Massimo Girotti e Gino Cervi. Affronta i classici per grandi (“I fratelli Karamazzoff” di Gentilomo) e piccoli (“Le avventure di Pinocchio”, nel quale è la fatina, diretta da Guardone). Tra molte dovute leggerezze ferma il tempo in un pugno di pellicole che hanno fatto la storia del cinema. Su tutte i citati Fari nella nebbia e La freccia nel fianco.

 

La Diva e il Re

In mezzo alla sua carriera, iniziata nel 1938, si impone il secondo conflitto bellico che non ferma la sua ascesa (riesce a girare venti film), ma di certo modifica il corso della sua vita.

Nel 1939 si reca in Romania per una turnè. Mariella Lotti è la stella italiana, ha dato la sua prima performance al galà del Teatro Reale di Bucarest. La nota Michele di Hohenzollern-Sigmaringen, il principe ereditario.

Re Michele I di Romania

Re Michele I di Romania

E’ il 19 ottobre 1939. Diva e principe hanno la stessa età. La settimana dopo, il 25, lui compie 18 anni, un compleanno che significa un seggio al Senato della Romania, secondo quanto previsto dalla sua Costituzione. Mariella ha ottenuto da lui l’autorizzazione per essere invitata alla corte reale. Ballano insieme tutta la notte. E’ il loro inizio.

Terminato il film Mariella non torna a Roma, si installa per due mesi in un albergo di lusso della capitale dove il re la va a prendere ogni mattina per farle fare una passeggiata in automobile. Poi l’inevitabile partenza causa contratti cinematografici da onorare.

La distanza non sembra fermare i sentimenti. Si scrivono lettere colme d’amore. Ma con il tempo nel principe sembra spegnersi la passione. Risponde sempre meno, sempre più formalmente, finché smette. Il 6 settembre 1940 viene incoronato re.

I produttori propongono alla Lotti molte pellicole, ma lei ha la testa altrove. Accetta di girare una coproduzione italo-rumena, Squadriglia bianca, per ottenere il visto per la Romania, dal momento che le riprese si terranno a Bucarest. Per lei è un sogno, finalmente vedrà il suo amore e per mesi nessuno potrà separarli. Ma ormai coinvolto nelle titaniche difficoltà diplomatiche e militari, il re ha poco tempo per riceverla. E a fine riprese lei torna a Roma delusa.

La freccia nel fianco

E’ in questi mesi che si ritrova coinvolta nelle riprese de La freccia nel fianco, film girato a più riprese durante la guerra, nel settembre 1943, poi dopo la liberazione nel novembre 1944, fino a essere distribuito dalla nascente Lux nell’ottobre 1945.

Storia che sfata due tabù dell’epoca: l’amore di un bambino per una ragazza adulta e il suicidio, entrambi argomenti vietati nei film. Nessun dubbio sulla star femminile, sarà lei. Nel ruolo del bambino adulto c’è un giovane attore che viene dall’Accademia d’Arte Drammatica figlio di un ingegnere edile di origine tedesca. Si chiama Vittorio Gassman.

Travagliato è il momento storico, quello del conflitto bellico, travagliata è la lavorazione, travagliata è la storia raccontata, quella di un amore tormentato, idealizzato, raggiunto e poi perduto, travagliato è l’animo di Mariella Lotti, smarrita anch’ella nelle sue pene d’amore.

Arsoli, sul set del film "La freccia nel fianco"

Arsoli, sul set del film “La freccia nel fianco”

L’8 settembre 1943 trova la troupe in esterna ad Arsoli per girare le riprese del Castello quando Pietro Badoglio, capo del governo italiano, annuncia l’entrata in vigore dell’armistizio con gli Alleati. Alle 5 e 15 del giorno seguente il generale Giacomo Carboni, comandante del Corpo d’Armata motocorazzato posto a difesa di Roma, abbandona la città in borghese in direzione Tivoli. Cinque minuti prima Vittorio Emanuele III e la sua famiglia, il Primo ministro maresciallo Badoglio, i capi di Stato maggiore Ambrosio e Roatta e i ministri militari hanno iniziato la loro fuga, alla volta di Brindisi. Non riuscendo a rintracciare i suoi superiori Carboni prosegue proprio verso Arsoli dove incrocia la troupe cinematografica capitanata dal regista Alberto Lattuada. Il generale Carboni raggiunge la diva Mariella Lotti nel suo albergo e, pur nel dramma di quelle ore estreme, non resiste alla tentazione di intrattenersi con lei mentre le truppe tedesche al comando di Kesselring stanno per occupare la capitale. Roma è nel caos. Le riprese il giorno seguente si interrompono. La vita di Mariella sprofonda nel baratro.

Non ha più voglia di andare avanti. Annuncia alla famiglia il desiderio di entrare in un convento. Avvisato della decisione della donna Michele, ormai Michele I di Romania, le scrive: “Non prendere decisioni irrimediabili. Aspettami!”. Lei accetta.

La freccia nel fianco 03

Liberata Roma, le riprese ricominciano. Il film perde Gassman, è al nord e per tornare nella Capitale dovrebbe attraversare la Linea Gotica, ma ritrova un Carlo Ponti, produttore del film, pronto a tutto pur di portare a termine l’impresa. Nell’assenza di teatri di posa mette a disposizione il proprio appartamento. Gli attori sono dimagriti e le condizioni tecniche sono penose. Quasi un ritorno agli albori della Settima Arte. Ma ormai è una sfida. E il film viene terminato. La freccia nel fianco diventa la prima pellicola italiana realizzata dopo l’armistizio. Ma soffre di questa pausa forzata, la prima parte girata rimane più convincente della seconda, inevitabilmente penalizzata dagli eventi.

Mariella allora, rispettando la promessa che le ha strappato il Re, va avanti e firma due contratti. Quando termina la riprese del secondo film viene a sapere che il sovrano si è impegnato con Anna di Borbone-Parma. E’ nata due anni dopo di lei e, incredibilmente, ha il suo viso.

Anna di Borbone-Parma

Anna di Borbone-Parma

Suo nonno, Roberto I di Borbone Parma, fu l’ultimo Sovrano del Ducato parmense prima dell’annessione al Regno d’Italia. Si è spostata in tutto il mondo – Francia, Danimarca, Italia, Spagna, Portogallo, Stati Uniti, Algeria, Marocco, ancora Italia, Lussemburgo e Germania – fino al 1947 quando accompagnando i suoi genitori, il Principe René di Borbone Parma e la Principessa Margrethe di Danimarca, alle nozze della Regina Elisabetta II, a seguito di un pranzo nell’ambasciata del Lussemburgo, organizzato da suo cugino il Granduca Jean, si ritrova di fronte a Re Mihai di Romania.

Pochi mesi dopo il fidanzamento. Mariella lo scopre sui giornali: il re sposerà Anna di Borbone-Parma il 10 giugno 1948. Ritorna in lei la voglia di chiudersi in una convento, lontana da tutto.

Due mesi prima delle nozze sulla copertina di Franche Dimanche campeggia il titolo che svela le sue intenzioni: “Abbandonata da Michele I di Romania, l’attrice Mariella Lotti si ritira in un monastero“.

France dimanche

L’addio alle scene

Non sappiamo se mai entrò in quel convento. E’ certo che Mariella Lotti, una tra le dive più richieste e adorate del periodo, agli albori del nuovo decennio (gli anni Cinquanta) decide di abbandonare il cinema e il teatro, rifiutando in seguito tutte le proposte che le arrivano. Anni dopo, alcune fonti dicono che abbia sposato l’industriale Alfredo Zanardo, ritirandosi a vita privata nella sua Busto Arsizio, dove, scrivono, se ne è andata nel 2006 all’età di 85 anni.

Viva o morta?

E’ vero, talvolta abbiamo una struggente malinconia per il cinema che fu, per i tempi cadenzati da parole di piuma al posto di battute: (“Me ne dolgo” o “Lo rammento”) quando si stava a guardare con il naso all’insù il grande schermo al buio insieme a una folla partecipante anziché fissare da soli il piccolo schermo – del proprio smartphone – con la testa china, noncuranti di chi e cosa ci stiano circondando in quel momento, fosse anche un edificio inanimato ma splendido, immalinconito nella vana attesa che qualcuno si accorga della sua presenza. Anna Maria Pianotti, in arte Mariella Lotti, era stata una diva di quei tempi. Era elegante, era austera era di una bellezza forse algida ma che turbava il sonno. Poi l’oblio cercato, voluto, desiderato. Rispettato, certamente. Ma se oggi il nostro presente, sopraffatto da infinite parole, spesso futili, spesso inutili, non ha il tempo o la forza di voltarsi indietro, nemmeno per un istante quel silenzio pesa come un blocco di ghisa.

La voce dedicata a Mariella Lotti su Wikipedia

La voce dedicata a Mariella Lotti su Wikipedia

La rete non sa nulla di lei. Rimbomba ottusamente l’eco di un pugno di righe perpetue wikipediane. Niente più. Nemmeno un coccodrillo quando ci ha lasciato. Ma ci ha lasciato? Wikipedia dice sì (nel 2006, senza indicare una data precisa), dato confermato con la stessa modalità da IMDB, per Mymovies  invece è ancora viva (93 anni). Ma forse la realtà è che nessuno sa o ha saputo se sia ancora su questa Terra.

Mariella Lotti su My Movies

Mariella Lotti - IMDBPrendendo un nome a caso, sul diametralmente opposto Franco Lechner, in arte Bombolo, che con lei ha in comune forse solo lo spazio ristretto della sua ribalta, un decennio, ci sono 400.000 risultati ricchi di particolari di ogni sorta. Solo perché confinante con il nostro più vicino presente.

Sembra invece impossibile che di una diva che lavorò per un decennio incantando tutto un Paese nessuno sappia o desideri sapere qualcosa. Nessuno si è accorto che sul web continua, solo anagraficamente, a vivere e a invecchiare anno dopo anno quando forse non è più qui con noi. Come anche il contrario.

Ricorro a Find a Grave (letteralmente “Cerca una Tomba”), database online di registri cimiteriali, nel quale la persona che utilizza per account il nome Mauro Enrico (autore del doppio degli inserimenti dello stesso fondatore del sito, Jim Tipton , 430 tombe contro 219), l’ha inserita il 16 luglio 2012 come deceduta e sepolta nel Cimitero Monumentale di Busto Arsizio dal 2006 (anche qui senza una data completa), indicandone anche la posizione della tomba.

Mariella Lotti - Find a Grave

Questo dato naturalmente non ha valore né sa di conferma, non è il dato ufficiale del cimitero, è inserito da un utente così come da un utente è stata compilata la scheda di Wikipedia, nella quale tra l’altro anche la data di nascita risulta sbagliata fin dal primo inserimento (18 novembre 1919 anziché 27 dicembre 1921).

Non si sa ad esempio se l’autore l’abbia inserita su Find a Grave istintivamente nella città natale dell’attrice associandole la data di decesso indicata da Wikipedia.

Guardando nella cronologia degli inserimenti di quest’ultimo, nella voce dedicata alla Lotti, creata il 7 agosto del 2006, è stato aggiunto, da anonimo, il dato relativo alla sua scomparsa solo nel 2011.

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Mariella Lotti - Wikipedia cronologia

E da allora è rimasto tale. Pertanto la deduzione del compilatore su Find a Grave della voce dedicata alla Pianotti trae spunto probabilmente da quell’anonimo inserimento wikipediano.

Mariella Lotti - Wikipedia differenze

Proseguendo l’indagine digitale tra le carte dell’immigrazione degli anni Cinquanta trovo finalmente il suo nome su Family Search.

E’ un colpo di scena. La diva ha abbandonato l’Italia per il Brasile. Non sappiamo nulla del perché. In Brasile era stata poco prima per le riprese esterne del film Guarany di Riccardo Freda (lei protagonista femminile, Rossella Falk insieme a Paolo Panelli e Tino Buazzelli al loro esordio). Non possiamo sapere se dietro questo viaggio, che doveva esserle sembrato infinito, ci sia il desiderio di ritrovare qualcuno, di sospendere per qualche tempo la sua vita, di ricominciare. O ancora di una fuga.

Sappiamo solo che, finalmente, è lei. Ed è l’unico dato certo digitale che abbiamo.

Family Search - Anna Maria Pianotti 1951

C’è la sua carta di immigrazione. Compare la sua data di nascita. I nomi dei suoi genitori. Porta la data del 9 marzo 1951. Il suo ultimo film è stato già girato. Davanti a lei un futuro da inventare.

Il diritto all’oblio nella privacy di oggi

In anni di dispute digitali inneggianti il diritto all’oblio, in un’era nella quale si dice che anche volendo non possiamo essere dimenticati, perché le nostre vite continueranno a viaggiare inesorabilmente nella rete, questo piccolo episodio può forse far pensare.

Oggi le esistenze si allungano, ogni informazione può essere non solo conservata all’infinito ma anche trasferita e dunque rintracciata sulla rete e quindi resa accessibile a chiunque. Esiste però anche chi vuole dimenticare, chi vuole farsi dimenticare, cancellare una parte o l’intera sua vita (Greta Garbo disse una volta: “Voglio essere lasciata sola, non essere sola”). Negli Stati Uniti il diritto all’oblio è garantito dal Fair Credit Reporting Act del 1970 anche se dopo l’11 settembre ormai le informazioni sono conservate per lunghissimi periodi.

L’autorità italiana per la privacy fissa termini precisi affinché nessuno debba rimanere inesorabilmente prigioniero del proprio passato. Da questi è escluso il diritto di cronaca, perché la realtà storica non può essere manipolata. E le notizie sulla vita di un’attrice, una figura pubblica, a meno che non siano travisate, possono essere diffuse.

Oggi la rete con la diffusione capillare di informazioni personali ha creato veri e propri corpi elettronici composti da informazioni decontestualizzate connettendo tra loro tutte le banche dati e anagrafiche accessibili da un qualunque PC.

Eppure, sembra incredibile, le fonti di oggi non sono in grado di tenere conto nemmeno della vita o della morte di una donna che in un tempo non troppo lontano aveva addosso l’attenzione di un Paese intero. Quelle trovate dimostrano la relatività e la futilità di certi nostri approcci teorici. Le vite nella rete non sempre rispecchiano esistenze reali. Le loro ricostruzioni, sui social o sulle voci enciclopediche, possono anche servirci, interessarci, emozionarci. Ma spesso sono solo parole accostate una dopo l’altra. Niente più. Mariella Lotti voleva, come la Garbo, essere lasciata sola. E ci è riuscita.

Possiamo tenere sotto controllo il nostro corpo fisico, come ha fatto Mariella Lotti isolandosi dal mondo pubblico, ma i nostri corpi elettronici possono essere mantenuti, creati, modificati, manipolati, corretti, cancellati senza che noi possiamo fare alcunché. Per questo in Italia è nato il diritto di accesso ai propri dati (8 maggio 1997). La privacy oggi tenta di consentirci di scegliere quando mostrarci e quando rimanere al riparo. Ma nonostante l’inviolabilità del corpo fisico sia uno dei valori fondanti della democrazia occidentale (già lo garantiva la Magna Charta nel 1215), oggi non esiste ancora una regolamentazione solida per il corpo elettronico.

La Lotti è riuscita nel suo intento di scomparire. Senza saperlo è riuscita a tenere al riparo la sua vita dalla tecnologia che sarebbe venuta, beffando l’odierno diritto di cronaca. Non ha voluto far sapere nulla della sua vita, forse farà lo stesso per la sua morte.

Nel documento di espatrio, al fianco di una firma frettolosa, è incollata la sua foto. Ho come l’impressione di vederla per la prima volta. E’ una immagine viva. Lei appare emozionata. La bocca leggermente arcuata insegue un’ultima volta, in un impercettibile sforzo formale, quel sorriso spento e aristocratico che aveva reso celebre la sua vita. Lo sguardo è altrove. Quasi intimidito. E’ l’ultimo dato certo che trovo online. Non voglio sapere oltre.

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Decido di fermare qui la mia ricerca. Su quel sorriso enigmatico.

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