Marte: prove tecniche di missione

Fanno dannatamente sul serio. Sono tenaci, organizzati, sognatori. E ambiziosi. L’obiettivo è uno solo: promuovere la missione che porterà l’uomo su Marte. Sono i membri della Mars Society, la società che dal 1998, lavora ininterrottamente per acquisire le necessarie conoscenze scientifiche e logistiche relative a una missione verso il Pianeta Rosso.

Fondatore della Mars, è il dottor Robert Zubrin, quattro lauree (matematica, astronautica, aeronautica e ingegneria nucleare che gli hanno aperto le porte della Lockheed Martin, dell’ U.S. Army e della Nasa), un pugno di libri di fantascienza e la presidenza della Pioneer Astronautics con la quale sviluppa, insieme alla Nasa, la realizzazione di veicoli destinati all’esplorazione del quarto pianeta del nostro sistema solare. Che ci arriveremo Zubrin è più che sicuro, quello su cui dubita è che lui sia uno dei prescelti. In ogni caso è certo di stare facendo la sua parte per entrare nella storia. Anche perché  stavolta far compiere questo ennesimo “piccolo passo per l’uomo” è più semplice di quanto si possa credere: “Spedire gente su Marte oggi è più a portata di mano di quanto lo fosse inviare uomini sulla Luna nell’epoca di Kennedy”.

Per il momento nessuna delle missioni che gravitano attorno al pianeta rosso ha catturato l’attenzione del mondo. Sono lontani i tempi dei febbrili entusiasmi delle prime fasi dell’era spaziale. O quelli relativi al programma dell’Apollo in tutto l’arco del decennio degli anni ’60. Ma un viaggio spaziale su Marte sì che inchioderebbe il mondo davanti alla tv, ai computer, ai cellulari o a qualunque arnese capace di trasmettergli l’emozione di una prima volta. Una incredibile esperienza mediatica collettiva (pro)positiva che non sia quindi una guerra o una catastrofe naturale. Sarebbe sì la prima volta, da quando Neil Armstrong poggiò i suoi piedi sulla Luna.

Il cielo, lo spazio, il sogno. Certo, le stelle fanno viaggiare, quantomeno con la fantasia. E comprarsi un’emozione non ha mai fatto male a nessuno. I nuovi progetti portano speranza, sensazioni che rigenerano lo spirito. E che rinforzano l’entusiasmo. Che abbia senso o meno quello di Zubrin è sicuramente contagioso se è riuscito a far iscrivere 10.000 persone alla Mars Society.

Nel corso delle missioni della Mars Society, i volontari, coordinati dai piani d’azione di un comandante, simulano, per quanto possibile, atteggiamenti da primi emissari su un altro pianeta: osservano protocolli di sicurezza, indossano tute, esplorano cautamente, fotografano rocce, raccolgono campioni e compilano rapporti: Qui non si tratta di addestrare futuri astronauti. Il compito dell’organizzazione è cercare di immaginare come si dovrà procedere quando verrà il momento di farlo sul serio.

E per la MS è davvero giunto il tempo di raggiungere Marte. Ma siamo pronti? “Se ci fosse la volontà – risponde deciso Zubrin – si potrebbe inviare il primo gruppo di essere umani su Marte entro dieci anni”. Gli chiediamo quali siano le ragioni più profonde per andare su Marte: “Dobbiamo andarci per conoscere il pianeta, ma anche per conoscere la Terra”. L’alba del ventunesimo secolo ci ha svelato preoccupanti trasformazioni sia d’ambiente che di atmosfera. È diventato sempre più difficile per noi comprendere pienamente tutti gli aspetti del nostro globo: “Da questo punto di vista – prosegue Zubrin – lo studio comparato dei pianeti è uno strumento molto potente, come è stato già mostrato dal ruolo svolto dagli studi dell’atmosfera di Venere, nella scoperta della possibile minaccia costituita dal riscaldamento globale causato dai gas serra”.

Così Marte, il pianeta più simile alla Terra, avrà molto da insegnarci relativamente alla struttura del nostro stesso pianeta. Le nuove conoscenze che vorrà concederci potrebbero essere un punto vincente per la nostra sopravvivenza. Ma secondo Zubrin dobbiamo andarci perché le civiltà, come le persone, prosperano con le sfide e decadono senza di esse. E le sfide richiamano i giovani e le nuove opportunità: “ Lo spirito delle nuove generazioni richiede avventura – prosegue il presidente della Mars – un programma di conquista di Marte invoglierebbe i giovani a partecipare alla colonizzazione di un nuovo mondo. E la colonizzazione di Marte è un’opportunità per un nobile esperimento nel quale l’umanità ha un’altra possibilità di mettere da parte le cose peggiori e creare un nuovo mondo da capo; portando con sé la parte migliore”.

È un nuovo mondo, con una storia tutta da creare da parte di un nuovo ramo della civilizzazione umana che sta per nascere.

La Mars Society è stata fondata nel 1998, nel corso di un convegno a Boulder, Colorado. Dietro di essa oltre 3.500 soci paganti e 50.000 soci sottoscrittori.

I membri della Mars Society comprendono il regista di Hollywood James Cameron (Titanic, Avatar, Terminator 1 & 2, etc.), Buzz Aldrin (l’astronauta membro di Apollo 11 e il secondo uomo a camminare sulla Luna), l’attore Bruce Boxleitner (Alla conquista del west e Babylon 5) oltre a una miriade di ricercatori, educatori, astronauti, imprenditori, professionisti e studenti.

La conferenza annuale della Mars Society si svolge ogni anno ed è frequentata regolarmente da migliaia di appassionati di Marte. Mars Analog Research Program è il suo programma di ricerca, gestito in collaborazione con la NASA, i governi di Stati Uniti e Canada, la US Air Force, e altre organizzazioni.

Le missioni su Marte partono dalle basi create dalla stessa MS. Il primo impianto Mars analog facility ad essere stato costruito è la Mars Arctic Research Station dislocata nell’isola artica Devon Island, in Canada. La seconda è stata la Mars Desert Research Station nel deserto dello Utah, negli Stati Uniti. Altre basi sono previste nel Islanda e in Australia..

L’aspetto più curioso è che la maggior parte delle strutture (basi ed equipaggiamenti) del piano Mars Direct allora sono state adottate dalla NASA nelle sue missioni: “Lo scopo era farsi un’idea di ciò che può essere realizzato in una giornata – conferma Michael Meyer, scienziato a capo del programma statale su Marte – o come controllare il proprio equipaggiamento o ancora simulare il movimento in un ambiente polveroso”.

Ad ogni modo la stessa Nasa ha un atteggiamento più cauto. Per arrivare su Marte bisognerà innanzitutto passare per la Luna dove si prevede di mandare gente verso il 2020-2024. Toccare il suolo del pianeta rosso potrà avvenire nel 2030.  Ma la MS continua per la sua strada:“Appena avremo un capitale che ce lo permetterà inizieremo a costruire un’astronave”. Secondo Zubrin basterà la “prima pietra” per innescare un immenso processo a catena che alimenterà sogni e speranze in ogni parte del mondo facendo concentrare donazioni private e i governi non vorranno essere da meno. Per il momento si preparano: “La nostra attività è un modo per accumulare conoscenze di vario genere – spiega Zubrin – e anche se alcune delle intuizioni possono apparire magari ovvie, è capitato che queste incredibilmente fossero sfuggite anche all’interno di programmi spaziali”.

Quali? Una, ad esempio: non si può viaggiare verso Marte in un ambiente a gravità zero. Per raggiungere il pianeta rosso occorrono sei mesi. Ora è possibile sopravvivere per sei mesi a gravità zero, ma si atrofizzano i muscoli. La soluzione, per MS è creare una gravità artificiale sull’astronave diretta su Marte, costruendo un veicolo spaziale capace di ruotare: “E’ l’unica possibilità – sentenzia Zubrin – ma la Nasa spende miliardi per ricerche che puntano al problema sbagliato”.

In effetti in tutta la sua storia, nello spazio profondo, non ha mandato una sola navicella con a bordo anche solo un topo.

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