Da qui all’eternità: aspiranti immortali cercasi

Possiamo evitare di morire? Non è solo una domanda. E’ una questione che tocca l’etica. Ma anche la felicità, l’utopia, l’ignoranza, la salvezza, la religione, la morale.

L’ha tirata fuori per ultimo un banchiere trentacinquenne russo che insegue un solo sogno, l’immortalità: “Perché devo morire nel giro di un pugno di decenni? Non vedo alcuna logica in questo – ha dichiarato alla stampa Innokentij Osadchy – la morte non fa per me e alla sua idea io non mi adatterò mai”. Così ha pensato bene di rivolgersi a un’azienda che congela cervelli in attesa di trovare delle soluzioni per riportarli in vita. “Sappiamo che la personalità è memorizzata nel cervello. Quando il corpo di una persona è vecchio, non c’è motivo di tenerlo”, parole di Medvedev Danila, manager di KrioRus, il primo team di ibernazione fuori dagli Stati Uniti.

Già, perché da qualche anno le associazioni crioniche non sono più una esclusiva americana: Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Grecia, Irlanda, Norvegia, Olanda, Svezia, Spagna e Inghilterra si sono organizzate in reti di supporto. Anche l’Italia ha il suo Gruppo di Studio sull’ Estensione della Vita, I-LIFEgroup, che fa capo all’Associazione Italiana Crionica. Ma, pur esistendo, queste impavide organizzazioni erano bloccate da argini etici e legali che impedivano loro di operare in Europa. Fino a pochi anni fa, infatti, l’ibernazione era possibile solo oltreoceano. L’azienda leader era e rimane la statunitense Alcor Life Extension Foundation che, tra i suoi obiettivi, ha anche quello di costruire computer in cui sia possibile “copiare” la propria personalità, un’alternativa all’ibernazione crionica.

Il congelamento di esseri umani, nella speranza di una loro futura rianimazione è comunque rimasto illegale in gran parte del mondo, ma KrioRus è riuscita a conservare fino ad ora dodici pazienti in tutto il mondo (200 quelli in lista di attesa). Mentre alcuni sono conservati a casa dai parenti del cliente, la maggior parte degli aspiranti immortali sono racchiusi nei contenitori del magazzino della ditta russa.

Il costo è 30.000 dollari. Pagati in anticipo chiaramente: “Quando hai una persona che è morta come cliente – spiega saggiamente Medvedev – è meglio che saldi prima di andarsene. Diciamo ai nostri clienti però che è più economica l’idea di conservare il solo cervello ibernato”. In effetti in quel caso l’investimento è solo un terzo. E diecimila dollari per un presunto cervello immortale possono diventare una tentazione davvero a portata di mano. Ma è proprio questa seconda scelta a suscitare valanghe di questioni etiche La morte, infatti, per i seguaci dell’ibernazione, non è quando il cuore smette di battere ma quando il cervello è poltiglia. Ed è per questo che la KrioRus si affretta a congelare la materia grigia il più presto possibile, proprio per riuscire a drenare il sangue e pomparvi dentro la soluzione Cryo- protectant prima che sia troppo tardi.

Le critiche piovono a grappoli dal momento che oggi non esiste una tecnologia davvero efficace per conservare in modo corretto un corpo: “Non possiamo congelare e conservare gli organi, ma soltanto le cellule – ha tuonato Valentin Grishenko, direttore dell’Istituto ucraino di crio-biologia – truffano per la gente, prendendo loro un sacco di soldi”. E in effetti la stessa KrioRus lo afferma con estrema franchezza: “Non diamo garanzie, ma ci limitiamo a dire che sarebbe stupido non tentare”. In realtà è psicologicamente molto meglio di ogni altra cosa: “Con l’ibernazione gli uomini hanno qualcosa che possono fare sia per aiutare i loro cari sia per se stessi”.

E’ questo forse il punto su cui riflettere. Il dolore per la morte può rendere pazze le persone. Forse l’ibernazione, al di là di quella che può concretamente valere, non è tanto una speranza, quanto una mancanza di certezza. Quella di scomparire inesorabilmente, per sempre.

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