Home » Pleasure

La dolce vita degli anni Cinquanta

22 agosto 2010 | Di Marco Panella | Commenta

La passione tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini, quella di Vittorio Gassman per Anna Maria Ferrero, o di Lucia Bosè per il torero Luis Miguel Dominguin e di Maria Callas per l’armatore greco Aristotele Onassis. La guerra è finita da poco e la gente vuole sognare. Nella nascente società dell’immagine, il cinema, gli amori, i vizi e gli scandali dei divi vengono seguiti con passione sui rotocalchi. Nasce la Cafè-Society, con riti, caratteri e personaggi che Fellini racconterà ne La Dolce Vita. Fascino, bellezza, divismo, celebrità e pettegolezzo entrano così nel quotidiano, che oggi viene raccontato nella mostra “La Dolce Vita. 1950-1960”, curata da Marco Panella, supportata da Zètema e ospitata dai Mercati di Traiano di Roma.

Pagine: 1 2 3

In questa Italia – della quale possiamo aprire parentesi con il matrimonio che sotto gli occhi del mondo Linda Christian e Tyrone Power celebrano a Roma nel 1949, per chiuderla, appunto, nel 1963 con Il sorpasso -, divismo e celebrità sono vere categorie comportamentali, creano strutture complesse di ambizione ed imitazione nella dinamica delle relazioni sociali, assumono forme e trovano percorsi propri, sul filo del fascino e della seduzione giocano con le prime avvisaglie della società dell’immagine che tra poco arriverà.

E’ in questi anni che concorsi di bellezza, cinema e copertine dei rotocalchi si referenziano come sistema di riconoscimento sociale – che, amplificato ed evoluto, vive ancora oggi – e lo scorrere del quotidiano trova la sua unità di misura in gusti, capricci, vizi e virtù delle celebrità del momento. Dal titolo di reginetta, conquistato o mancato di un soffio e quindi contestato e reclamato, iniziano, ad esempio, carriere celebrate come quelle di Lucia Bosè, Silvana Pampanini, Gina Lollobrigida e Sophia Loren, così come anche quella di Anita Ekberg che, prima di trovare l’America in Italia, avrà porte aperte a Hollywood dopo il titolo di miss Svezia 1950.

L’arrivo delle grandi produzioni americane a Cinecittà – i colossi come si scriveva allora, detti poi kolossal – fa diventare Via Veneto, con gli alberghi di lusso dove scendono i divi, le poltroncine colorate dei caffè, le edicole aperte tutta la notte – uniche a vendere giornali stranieri – un vero salotto del mondo, dove registi, attori e attrici, affermati o in cerca di successo, animano giornate e notti dal sonno breve, fanno fiorire aneddoti e cronache mondane, scandali e amori a cui un’umanità varia che copre l’intero arco sociale, dall’intellettuale all’artista, dall’arrampicatore al play boy, guarda ed ambisce di partecipare. Roma è il set naturale di questa vita, ma l’Italia intera ne è contagiata. Pur lavorando moltissimo a Cinecittà, molti sono i luoghi di grande bellezza che attraggono produzioni in cerca di ambientazioni o, semplicemente, divi in vacanza. E così, un immaginario percorso della mondanità risale l’Italia da Taormina, passa per Capri, Ischia e costiera amalfitana, fa tappa in Toscana, raggiunge Portofino e poi vira per Venezia, dove il Festival è un appuntamento imperdibile, l’unico, in quegli anni, di vera notorietà internazionale.

Alla cronaca mondana degli anni cinquanta non manca nulla: fans in delirio, matrimoni eccellenti, amori contrastati, divorzi annunciati, scandali dalle tinte fosche, nebbie giudiziarie. Il Rallye del Cinema, ad esempio, organizzato con una formula originale e di grande popolarità da Ezio Radaelli, porta attori e celebrità varie in una corsa a tappe che attraversa l’Italia per la felicità di case di produzione e fans a caccia di autografi, e che, il 15 aprile del1956, fa parlare Mino Guerrini di carneficina mancata nel suo articolo su L’Espresso, che titola a denti stretti 28 pazzi sfioravano cinque milioni d’italiani impazziti.

E la cronaca rosa, non raramente si tinge di nero. Famoso su tutti il caso di Wilma Montesi, la ragazza trovata morta l’11 aprile del 1953 sulla spiaggia di Torvajanica, vicino Roma. Frettolosamente archiviato come suicidio, da subito sulla stampa scandalistica cominciarono a correre voci e interrogativi sino a quando, nell’ottobre, il caso scoppierà dopo un’inchiesta giornalistica a firma di Silvano Muto sul periodico Attualità e nella quale prendevano corpo scenari di droga, orge, nobiltà gaudente e politici conniventi. Nelle indagini giudiziarie saranno coinvolti il musicista Piero Piccioni, figlio di un ministro in carica e allora fidanzato con Alida Valli, il marchese Ugo Montagna – uno dei cosiddetti ciampinari, così chiamati perché potevano vantare un titolo nobiliare assegnato in extremis dal Re prima della sua partenza per l’esilio dall’aeroporto di Ciampino – ed alcune aspiranti attrici dalla alterne confessioni, come Anna Maria Moneta Caglio. Con un fragore di cronaca che durerà anni il processo si concluderà nel 1957 con l’assoluzione piena per Piccioni mentre, nel 1964 Silvano Muto e Anna Maria Moneta Caglio saranno condannati per calunnia.

Amori, matrimoni e divorzi si rincorrono con il ritmo dei tempi nuovi. Linda Cristian e Tyrone Power, sposi nel 1949 divorziano nel 1956; nel 1949, sul set di Stromboli terra di Dio, nasce con grande scandalo della stampa americana la passione tra Ingrid Bergman e Roberto Rossellini che, nel ruolo e nella vita, preferisce l’attrice svedese ad Anna Magnani, almeno sino al 1956, quando il regista andrà in India da dove tornerà con una nuova compagna, Sonali Das Gupta; il principe Massimo, nel 1954, sposa per non troppo tempo la bella attrice inglese Dawn Addams, con Charlie Chaplin testimone di nozze; sempre nel 1954, direttamente da Hollywood, arriva il gossip sulla relazione di Anna Maria Pierangeli con James Dean e grande è la sorpresa che accoglie il suo matrimonio con il cantante Vic Damone; ancora nel 1954 Vittorio Gassman divorzia dalla seconda moglie Shelley Winters ed inizia una fotografatissima storia con Anna Maria Ferrero; nel 1955 fa notizia sui rotocalchi il matrimonio a Firenze tra Anita Ekberg ad Anthony Steel; nel 1956 il matrimonio tra Grace Kelly e Ranieri di Monaco viene trasmesso in diretta televisiva sul canale nazionale, l’unico, della RAI con una partecipazione popolare corale ma che non fa mancare, a L’Espresso, di titolare ora devono innamorarsi; nel 1955 il settimanale Le Ore parla di Gina Lollobrigida come la signora Skofic, dal nome del marito che aveva sposato nel 1949 e la sua maternità, nel 1957, si trasformerà in un vero evento mediatico; Lucia Bosè, dopo la love story con Walter Chiari, nel 1955 lascia il cuore al torero Luis Miguel Dominguin; Sophia Loren ed Ettore Ponti sono costretti al matrimonio per procura in Messico nel 1957, prima che il produttore ottenga il divorzio per potersi sposare nuovamente e legalmente in Italia nel 1966; il format sentimentale attrice-produttore si perpetua con il matrimonio di Silvana Mangano e Dino De Laurentis, nel 1957, e trova una versione contrastata nel rapporto di Claudia Cardinale con Franco Cristaldi; Federico Fellini e Giuletta Masina vivono l’amore di tutta una vita; Belinda Lee tenterà il suicidio come epilogo della sua storia con il principe Filippo Orsini; Elsa Martinelli, attrice di grande eleganza, sposa nel 1957 il conte Franco Mancinelli Scotti; complice la giornalista americana Elsa Maxwell che li fa incontrare a Venezia, Maria Callas lascerà il marito Battista Meneghini per l’armatore greco Aristotele Onassis; nel 1960 il matrimonio tra Virna Lisi e Franco Pesci sarà uno degli eventi più fotografati dell’anno; Walter Chiari e Maurizio Arena si distinguono per una serie infinita di love affairs, alcuni con dive dello star system hollywoodiano come Ava Gardner e Linda Christian, ed alimentano cronaca rosa e pettegolezzo. Tra le dive straniere, tengono banco Elizabeth Taylor e Joan Collins.

Fascino e bellezza, spesso più del talento, sono i protagonisti indiscussi della celebrità e della mondanità. Le nostre attrici – Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Silvana Pampanini, Silvana Mangano, Claudia Cardinale, Elsa Martinelli – sono brave, bellissime e more.

Il sex-symbol, però, nell’Italia ingenua degli anni cinquanta, è straniera e, possibilmente, bionda. A questo appellativo rispondono i nomi di Kim Novak, Belinda Lee, Anita Ekberg, Diana Dors, Mamie van Doren, Abbe Lane, Zsa Zsa Gabor, Jayne Mansfield, Brigitte Bardot, Angie Dickinson Marilyn Monroe – la più sola di Hollywood come titola già nel 1955 La Settimana Incom-, con qualche eccezione come nel caso della cubana Chelo Alonso. La fatalità, invece, ha il colore rosso dei capelli di Rita Hayworth. Si può avere nostalgia di quegli anni?

Nello scrivere i testi e nel selezionare le foto da pubblicare me lo sono chiesto più volte e, solo alla fine, ho capito che non era quella la domanda giusta. Io credo che un racconto debba emozionare e giocare con sensibilità sottili. La fotografia, in questo, ha una possibilità in più perché il suo contenuto emozionale arriva al lettore non filtrato da mediazioni concettuali: è diretto, immediato, emotivo, spesso riesce a fissare nell’attimo rubato il senso compiuto di una vita. Il racconto degli anni cinquanta – io che non li ho vissuti, visto che sono un baby boomer arrivato qualche anno dopo – lo trovo emozionante perché vedo quegli anni come una sorta di adolescenza collettiva, quando quasi tutto era possibile in un Paese dove famiglie generalmente di cultura non ampia e molte anche di scarsa alfabetizzazione, rigiravano il cappotto per far studiare i figli, compravano a rate, spesso con vergogna, il frigorifero o il televisore e onoravano sempre i debiti. Quell’adolescenza collettiva ha gli occhi trasognati di Marcello Mastroianni che, guardando Anita Ekberg nell’acqua di Fontana di Trevi, si lascia andare al richiamo dell’ultima tentazione ingenua e dice…ma sì…vengo..vengo..

Un’ingenuità che, nel 1963, la metafora della via Aurelia percorsa sotto il sole di Ferragosto da Vittorio Gassman e Jean Louis Trintignant ne Il Sorpasso si porta via tragicamente alla curva di Calafuria, sul lungomare Toscano.

Dopo, tutto sarà diverso.

LA DOLCE VITA. 1950-1960

STARS AND CELEBRITIES IN THE ITALIAN FIFTIES

100 foto selezionate dall’Archivio Luce e 100 rotocalchi degli anni ‘50, un racconto per immagini con i volti ed i personaggi entrati nell’immaginario degli italiani, filtrati dalla leggerezza mondana dell’epoca.

A cura di: Marco Panella

Promossa da: Comune di Roma, Assessorato alle Politiche Culturali e della Comunicazione – Sovraintendenza ai Beni Culturali, Artix e Cinecittà Luce

Supporto organizzativo e servizi museali: Zètema Progetto Cultura

Dove e quando: Mercati di Traiano, Roma dal 4 agosto al 14 novembre 2010


Articoli correlati

  1. La dolce vita
  2. Mezzo secolo di anni Sessanta
  3. Vita da cani? Da oggi è puro relax, grazie ai centri benessere per animali
  4. Fausto Coppi: dopo 50 anni il mito è vivo
  5. 2011: non ci sarà il crack degli immobili

Pagine: 1 2 3

Lascia il tuo commento!

Aggiungi il tuo commento di seguito, o trackback dal tuo sito. Puoi anche sottoscrivere questi commenti via RSS.