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Freud? Usava i metodi di Sherlock Holmes

22 agosto 2010 | Di Emiliano Di Marco | Commenta

L’investigatore londinese rappresentò pienamente le certezze della ragione. E per questo fu venerato o calunniato. Considerato di volta in volta genio, impostore, omosessuale, represso o drogato, ebbe in comune con Freud lo stesso metodo, la dipendenza dalla cocaina e una morbosa passione per i dettagli. A 80 anni dalla morte di Sir Arthur Conan Doyle, un viaggio curioso nell’universo interiore della sua più celebre creatura, quella che aprì le porte a un genere e che, forse, ispirò una disciplina. Perché il giallo e la psicanalisi sono solo diverse risposte alla stessa domanda.

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In questo articolo, come si è visto, ho fatto un giro molto lungo per giungere a tre considerazioni. Voglio provare a riassumerle brevemente.

1 ) Il sistema di Holmes non funziona realmente, ma necessita della collaborazione del lettore e dello scrittore per giungere a un qualunque risultato.

2 ) Il sistema di Holmes e quello di Freud hanno diverse analogie, forse imputabili al fatto che perseguono con mezzi diversi lo stesso scopo.

3 ) L’analisi parallela dei due sistemi analitici mette in luce come sia possibile per la psicanalisi far apparire un’operazione in buona parte creativa come un’opera di interpretazione.

Fra le molte critiche che mi vorrei muovere in prima persona, vorrei qui citarne una che ha una certa attinenza con l’argomento dell’articolo. Non so se quanto detto fin qui sia tutto vero, comunque è sicuramente verosimile. In alcuni punti è persino troppo verosimile e questo, come ci spiegava Holmes all’inizio del viaggio, è quasi sempre sintomo della presenza della bugia. Ho insomma paura che, nonostante tutti i miei sforzi, Holmes si sia preso la sua rivincita postuma, cestinando quanto detto fino ad ora sotto l’infamante dicitura “Ipotesi Impossibile”.

Opere citate

Arthur Conan Doyle, “Il Segno dei Quattro”, ed. Mondadori

John Fowles, “Postfazione al Mastino dei Baskerville”, in “Il Mastino dei Baskerville”, ed. Mondadori,

Raymond Chandler, “L’ Arte di Scrivere Romanzi Polizieschi”, in “Letteratura di massa letteratura di consumo”, a cura di Giuseppe Petronio, ed Laterza

Francis Lacassin, “Il Fantastico Cittadino” in Petronio

Karla Fohrbeck e Andreas J. Wiesand, “Letteratura per la Massa”, in Petronio

Enzo Codignola, “Il Vero e il Falso”, Boringhieri,

Oscar Wilde, “The Decay of Lying”, in Massimo Lavagetto, “La Cicatrice di Montaigne”, Einaudi,

Erving Goffmann, “La Vita Quotidiana come Rappresentazione”, il Mulino

L’immagine dello studio di Shelock Holmes è di Russ Stutler

Emiliano Di Marco, filosofo, sceneggiatore e autore. Ha pubblicato “Serial killer in Gran Bretagna” e “Nero Criminale” (Editoriale Olimpia); è il responsabile delle collane “Storie di piccoli filosofi” e Storie di piccoli storici (edite dalla Nuova Frontiera edizioni), che hanno all’attivo tredici volumi. Di prossima pubblicazione una (sua) Storia della filosofia.


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