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	<title>The Good Morning</title>
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		<title>Cena al buio e mille altre sorprese al Nocti Vagus, esclusivo ristorante di Berlino</title>
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		<pubDate>Sat, 10 Dec 2011 14:34:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una notte speciale nel Dark Restaurant Nocti Vagus a Berlino per vivere un’esperienza unica al buio. Mentre si gustano piatti prelibati lasciarsi abbracciare da tutte le sensazioni che arrivano a rapire la ragione e farsi coinvolgere dagli spettacoli della serata. Provare per credere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/12/notte.jpg"><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/12/nocti-vagus.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2574" title="nocti vagus" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/12/nocti-vagus.jpg" alt="" width="524" height="416" /></a><br />
</a></p>
<p>Un’esperienza tutta da scoprire quella che è possibile vivere nel ristorante dark di Berlino Nocti Vagus. Cena al buio degustando piatti sopraffini e lasciandosi attraversare dal mare di sensazioni che ne derivano. Il ristorante berlinese, unico nel suo genere, assicura un servizio d’eccellenza. Le serate si svolgono con l’accompagnamento dei camerieri altamente preparati che seguono i clienti in tutto il loro percorso sensoriale. Bisogna fidarsi. Questo il punto di partenza per lasciarsi andare e farsi travolgere dalle mille emozioni che il Nocti Vagus assicura. Ma in questo speciale ristorante non si mangia solo al buio. Ogni sera infatti il pubblico può assistere a spettacoli ogni volta diversi. Basta scegliere quello che si preferisce, in base alla serata. La magia risiede nel gioco della scoperta di tutto ciò che viene in contatto con i sensi tranne uno: la vista.</p>
<p>Il menù prevede tre scelte a disposizione ed una a occhi chiusi, in perfetto stile Nocti Vagus, cioè a discrezione dello chef, quindi a sorpresa. Non solo carne e pesce ma anche piatti esclusivamente dedicati ai vegetariani per una proposta gastronomica che varia ogni sera.</p>
<p>Il programma del mese di dicembre è fitto e vario. I prezzi variano in base allo show e alle date. Si passa dai 29 euro per la “Erotic Night” con snack abbinato che di solito si realizza il lunedì e il martedì, ai 59 (notte di Natale inclusa) con tanti spettacoli a scelta come il “Best of Music”, il “Christmas Crime” o il “Garden of Eden” tutti rigorosamente accompagnati da cena, al buio. Per il mese di dicembre il prezzo più alto raggiunge gli 89 euro nella notte di Capodanno con il “New Years Eve Show”. Le serate vanno tutte prenotate e c’è posto anche per i bambini con spettacoli e piatti a loro esplicitamente dedicati.</p>
<p>Inoltre Nocti Vagus prevede un programma extra lusso per le tasche più abbienti, “The Exclusive VIP Lounge” nel quale è compreso il servizio limousine e, naturalmente, garantisce una serata ancora più indimenticabile di quelle “standard” con un menù sopraffino e qualsiasi altra esigenze si possa avere, come il Dark Restaurant stesso dichiara.</p>
<p>Trascorrere una serata unica in una città magica come Berlino durante il periodo natalizio potrebbe essere un’idea regalo davvero esclusiva ed originale. Per alcune tipologie di show, fino ad arrivare alla VIP Lounge, la spesa richiesta è piuttosto elevata e pertanto non adatta a tutti i portafogli, però se si sceglie la serata meno esosa il budget si abbassa di molto e diventa accessibile. Cosa aspettate allora? Prenotate anche voi l’insolito viaggio della cena al buio per un Natale davvero fuori dal comune. Chi l’ha provato ha un solo aggettivo da attribuire alla serata: indimenticabile. È tutto qui <a href="http://www.noctivagus.com/">www.noctivagus.com</a>. Nocti Vagus vi aspetta.</p>
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		<title>Il Salon du Chocolat a Parigi sorprende i golosi</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Nov 2011 14:42:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il cioccolato protagonista al Salon du Chocolat di Parigi. Un appuntamento raffinato e prestigioso, una competizione di respiro internazionale tra i maestri cioccolatai di tutto il mondo che ha dato spazio al mondo della moda con capi interamente realizzati con il cioccolato. Evento imperdibile  per appassionati ed esperti del settore.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/11/DOLCI-06.jpg"><img class="size-full wp-image-2559  aligncenter" title="cioccolato" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/11/DOLCI-06.jpg" alt="" width="474" height="470" /></a></p>
<p>A Parigi il Salon du Chocolat 2011 si è tenuto alla fine del mese di ottobre, tra il 20 e il 24. La città ha ospitato la kermesse dedicata al cibo degli dei. Un appuntamento importante non solo per chi adora la cioccolata in tutte le sue forme e qualità, ma soprattutto per gli esperti del settore. Il Salon du Chocolat rappresenta infatti una vetrina internazionale per i professionisti maestri cioccolatai e i produttori. I fortunati che hanno visitato la fiera hanno avuto anche l’opportunità di ammirare le creazioni, vere e proprie opere d’arte, nate dalle abili e sapienti mani degli artisti del cioccolato e dalla loro capacità di ricorrere a tecniche speciali per lavorare il cioccolato dopo averlo selezionato. Pertanto l’evento ha posto al centro dell’attenzione l’aspetto legato alla produzione e alla distribuzione del cioccolato, ai prodotti artigianali ma anche all’arte del gelato, con i maestri gelatai, e le produzioni dei vari Paesi del mondo.</p>
<p>Molti gli appuntamenti proposti dal Salon du Chocolat di Parigi per allietare il pubblico e divertirlo, anzi estasiarlo. I maestri cioccolatai hanno infatti sfoggiato le loro creazioni, sculture elaborate che partono da spunti diversi per dar vita a vere e proprie opere d’arte che hanno catturano l’attenzione del pubblico  lasciandolo davvero senza parole. Una competizione di altissimo livello che prevede infatti premi riconosciuti a livello internazionale e dove la vittoria si gioca sulla sottigliezza di dettagli e le sfumature tecniche e creative. All’interno del Salon du Chocolat è infatti previsto il World Chocolate Masters ossia il più grande concorso internazionale per gli chef del cioccolato e i maestri pasticceri che, nell’edizione appena conclusa, ha visto la vittoria dello chef proveniente dai Paesi Bassi Frank Haasnoot con “Xococo”, un finissimo dessert realizzato con cioccolato, mango, passion fruit e cocco. Un trionfo di delicati sapori per una scultura molto originale che gli ha regalato il riconoscimento del premio. Inoltre il Salon du Chocolat dedica spazio ai migliori produttori di cacao con l’l’International Cocoa Award, il premio internazionale di categoria.</p>
<p>La moda è stata un’altra grande protagonista dell’evento con capi d’abbigliamento commestibili, del tutto fuori dal comune, realizzati rigorosamente in cioccolato. La sfilata ha tenuto le modelle impegnate molto più del solito, poiché si sono ritrovate alle prese con abiti sicuramente singolari e difficili da indossare tanto che un capo si è addirittura sciolto in diretta sulla passerella. C’è stato davvero da divertirsi e ha persino sfilato un reggiseno fatto interamente di cioccolato con tanto di ciliegine come decorazione.</p>
<p>Tra i tantissimi espositori partecipanti provenienti da tutte le parti del mondo naturalmente l’Italia non poteva mancare. Tra le aziende partecipanti le italiane: Martellato (Padova), Pavoni Italia Spa (Bergamo), Selmi Srl (Cuneo), Silikomart (Venezia). Qui i riferimenti, le immagini e i video: <cite><a href="http://www.salon-du-chocolat.com/">www.salon-du-chocolat.com</a>, </cite><a href="http://www.worldchocolatemasters.com/">www.worldchocolatemasters.com</a></p>
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		<title>The Dark Side of the Sun</title>
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		<pubDate>Fri, 28 Oct 2011 09:47:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un nemico mortale. Una rara malattia. Una vita isolata. Un gruppo di bambini è costretto a vivere lontano da tutti, nascosti dal sole. La forza dei loro genitori si raccoglie attorno a un campo estivo che gli salva la vita. E rovescia incredibilmente le esistenze di ognuno di loro: la notte diventa il giorno e il sogno diventa la vita. Una storia splendida che ora è un film.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><img class="aligncenter size-full wp-image-2514" title="Manifesto rd" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/10/Manifesto-rd.jpg" alt="" width="504" height="367" /></p>
<p>Per pochi bambini il sole è un nemico mortale. Una rara malattia, Xeroderma Pigmentosum, li costringe a vivere isolati, lontani dal mondo diurno dei loro coetanei. Questo non accade però a Camp Sundown, un campo estivo nello stato di New York creato dall&#8217;immaginazione e dalla tenacia dei loro genitori, che raccoglie pazienti da tutto il mondo. Qui prende forma un universo rovesciato, colmo d&#8217;incanto. La vita di questa piccola comunità notturna si intreccia con i sogni che prendono forma nell&#8217;animazione, ideata dagli stessi bambini. Genitori e figli si riconoscono qui in un unico desiderio: vivere appieno la propria vita, nonostante la malattia.</p>
<p>Il regista Carlo Shalom Hintermann e il produttore Daniele Villa hanno sentito fin dall&#8217;inizio che non era giusto presentarsi a mani vuote a Camp Sundown. Hanno quindi deciso di presentare al campo fin dal primo anno un laboratorio video, tenuto dallo stesso produttore, con esperienza di laboratori per l&#8217;infanzia e artista Mus-e Roma, e il montatore del film Piero Lassandro, che ha partecipato alla costruzione del film fin dalla pre-produzione. Questo ha permesso di creare un clima di complicità e di avvicinarsi progressivamente ai nostri protagonisti, senza risultare degli &#8216;intrusi&#8217;. Gli operatori avevano la loro telecamera, ma anche i bambini: un&#8217;occasione di misurarsi ad armi pari, e la possibilità per i bambini di realizzare due loro piccoli film, estremamente vitali. Negli anni seguenti si sono tenuti laboratori musicali, di recitazione e di collage, coordinati da Daniele Villa, con il supporto dell’Associazione Mus-e Roma Onlus, che intende rinnovare ogni anno &#8211; insieme a Mus-e Italia Onlus &#8211; quest&#8217;appuntamento di scambio tra la propria esperienza e quella della XP Society.</p>
<p>L&#8217;ultima autentica sfida è stata quella di creare un team di animazione &#8216;in house&#8217; senza appoggiarsi a uno studio di animazione. Lorenzo Ceccotti ha scelto i suoi collaboratori in Italia, puntando sul loro talento e sulla loro passione: Giorgia Velluso, Pamela Poltronieri, Mariachiara Di Giorgio e Fabio Ramiro Rossin. La creazione di questo team ha permesso di trovare un metodo di lavoro non convenzionale che si adattasse alle esigenze artistiche del regista dell&#8217;animazione. Con rispetto e lungimiranza, Iginio Straffi, Presidente e Fondatore di Rainbow, ha creduto dal principio in questo progetto e nel team di animazione coinvolto, partecipando alla produzione del documentario con la stessa passione, sfida e impegno che dedica, da sempre, al mondo dell&#8217;animazione e del cinema.</p>
<p>Tutto questo è divenuto un film: <a href="http://www.thedarksideofthesun.org/" target="_blank">The Dark Side of the Sun</a>, presentato al Festival Internazionale del Cinema di Roma, diretto da Carlo Shalom Hintermann e prodotto da Daniele Villa per la Citrullo International e Rainbow, in collaborazione con Rai Cinema.</p>
<p><a title="http://www.facebook.com/thedarksideofthesun.themovie Ctrl + clic per seguire il collegamento" href="http://www.facebook.com/thedarksideofthesun.themovie" target="_blank">http://www.facebook.com/thedarksideofthesun.themovie</a></p>
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		<title>PetTherapy: la terapia che aiuta le persone grazie agli animali</title>
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		<pubDate>Tue, 25 Oct 2011 11:47:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Relazionarsi con gli animali aiuta bambini, anziani, adulti con difficoltà fisiche e/o psichiche ad entrare in contatto con il mondo e sorridere alla vita. Una terapia tanto semplice e spontanea quanto efficace.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/10/ANIML009.jpg"><img class="size-full wp-image-2562  aligncenter" title="pet therapy" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/10/ANIML009.jpg" alt="" width="450" height="292" /></a></p>
<p>Negli anni ’60 Boris Levinson, psichiatra infantile, propone come cura per i propri pazienti il ricorso al contatto con gli animali domestici, sostenendone l’utilità terapeutica in casi di depressione, ansia e stress.</p>
<p>È allora che nasce la <strong>PetTherapy</strong>. Da quel momento in poi l’utilizzo degli animali da compagnia nel coadiuvare la cura e la ripresa di pazienti trovò sempre maggiore applicazione.</p>
<p>Le attività assistite da animali (AAA) e le terapie assistite dagli animali (AAT) costituiscono le due tipologie di PT alla base della quale vi è il rapporto che si instaura tra l’animale ed il paziente. È proprio grazie al legame che ne deriva che si notano importanti miglioramenti nei soggetti con disturbi di natura fisica e psicologica. L’efficacia terapeutica risiede nella figura di mediatore che l’animale stesso assume tra il paziente ed il terapeuta. È così che anziani, bambini, giovani, o chiunque siaaffetto da disturbi comportamentali, difficoltà motorie ed emotive riesce a superare molti degli ostacoli derivanti dalle varie patologie.</p>
<p>Gli obiettivi che si intendono raggiungere con il ricorso alla PT sono molteplici. Innanzitutto si tenta di migliorare l’aspetto relazionale del paziente. Grazie infatti alla comunicazione non verbale che si sviluppa tra animale e uomo, quest’ultimo è portato ad assumere comportamenti e codici che gli consentano di essere compreso dall’animale, codici che sottendono la sfera delle emozioni e dei sentimenti. In tal modo ne trarrà giovamento la capacità del paziente nella sua relazione con il mondo circostante.</p>
<p>Il miglioramento delle capacità motorie è un altro obiettivo raggiungibile con la PT grazie soprattutto alla possibilità che il paziente ha, confrontandosi con un animale, di esplorare spazi e movimenti nuovi e diversi, riuscendo così a raggiungere la percezione dei propri limiti e potenzialità nonché guadagnando fiducia nelle proprie possibilità. La capacità di migliorare la memoria, l’abilità linguistica, l’attenzione, l’orientamento nello spazio (imparare a muoversi in maniera più sicura e meno impacciata, senza arrendersi, come nel caso dei disabili) e la percezione del tempo, sono ulteriori traguardi che la PT si prefigge di raggiungere.</p>
<p>Il punto di partenza che genera il successo di tale metodo terapeutico, ne giustifica e spiega l’efficacia ormai testata e comprovata, risiede in una serie di meccanismi che entrano in gioco tra l’essere umano e l’animale. Tra tutti, quello principale, è il processo di natura affettiva ed emozionale che porta il pazientea rilassarsi di fronte ad una serie di stimoli positivi derivanti dalle emozioni, anch’esse positive, suscitate dal contatto con l’animale. Così stress, agitazione, disagio, lasciano il posto ad uno stato di tranquillità e rilassamento generato dall’abbassamento della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa nonché dal rilascio di neurotrasmettitori “utili” alla diminuzione di ansia e stress.</p>
<p>Un altro processo imprescindibile della PT è quello di natura psicologica. Il paziente infatti in seguito al contatto con l’animale capisce poiché sente il beneficio che ne deriva e apprende di doversi impegnare per migliorare la propria comunicazione non solo con l’animale ma con il terapista stesso.</p>
<p>Se si pensa all’interazione che si ha, ad esempio, nel contatto con i delfini, con i cavalli, coni cani nello spazzolarli e accarezzarli, si capisce quanto il contatto fisico libero con l’animale, possa aiutare i pazienti a sciogliere insicurezze e tensioni ma anche a renderli consapevoli di risorse alle quali appigliarsi per migliorare la propria esistenza e vivere meglio. Questi meccanismi soggiacente rappresentano la leva per la riuscita dell’intervento terapeutico.</p>
<p>Gli animali principalmente impiegati per la PT sono <strong>cani</strong>, <strong>cavalli</strong>, <strong>delfini</strong> ma anche <strong>uccelli</strong> e <strong>gatti</strong>. La scelta sul tipo di animale da impiegare nella terapia dipende dai disturbi del paziente e viene valutata da esperti terapeuti con cura e attenzione dato che l’errore sulla scelta di un animale piuttosto che un altro può portare conseguenze anche piuttosto gravi sulla persona in cura.</p>
<p>La semplicità di una relazione basata su codici diversi in grado di generare emozioni, aiuta i pazientia migliorare la loro situazione di svantaggio motorio e/o psicologico, riuscendo così a farli sorridere alla vita.Una realtà questa che dovrebbe aprire scenari diversi a chi, per una banale vacanza estiva, abbandona un cane o a chi, in generale, ha comportamenti assai poco rispettosi verso gli animali, cani, cavalli, gatti o uccelli che siano.</p>
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		<title>À Partir de l’eau: storia di una sconosciuta</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Oct 2011 08:40:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Redazione</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All’inizio del secolo scorso in Francia, il volto di una giovane sconosciuta, presunta suicida, divenne celebre grazie ad una maschera mortuaria realizzata da un dipendente dell’obitorio, e successivamente diffusa come una sorta di macabro, affascinante, souvenir per salotti d’èlite. Persino una seconda serie di questi calchi, dai tratti falsati e riprodotta a partire da una fotografia, andò esaurita nel giro di pochi mesi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img class="size-full wp-image-2510 alignleft" style="margin-right: 5px;" title="l'inconnue de la seine" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/10/linconnue-de-la-seine.-foto-darchivio.jpg" alt="" width="265" height="354" />Il corpo della donna fu rinvenuto  tra le acque della Senna intorno al 1895 e, come consuetudine a quei tempi,  esposto nella vetrina dell’obitorio affinché qualcuno potesse riconoscerla.  Leggenda vuole che il volto della donna fosse segnato da un lieve sorriso, come  visibile dal calco in gesso che adornava ormai le case dei francesi,  contribuendo a rendere ‘l’incunnue de la Seine’ &#8211; nome attribuitole dal tedesco  Ernst Benkrd nella sua raccolta di 123 maschere mortuarie edita nel 1926 – un  modello capace di ispirare un’intera generazione femminile, segnando  l’immaginario erotico dell’epoca.<br />
I cadaveri ritrovati nelle acque di un  fiume però, sono in genere assai deformati ed è quindi impossibile che quel  sorriso appartenesse davvero a quel volto, si suppone quindi che la giovane non  identificata sarebbe piuttosto morta di tubercolosi, o come afferma Claire  Forestier, operaio della ditta di modelli in gesso che all’epoca prese il calco,  che si trattasse di una viva e vegeta modella di 16 anni.<br />
‘À partir de l’eau’  è l’indagine portata avanti da un nucleo di 11 artisti &#8211; Giuseppe Adamo (Alcamo,  1982), Sergio Amato (Racalmuto, 1969), Francesco Balsamo (Catania, 1969), Marco  Cassarà (Palrmo, 1984), Daniele Franzella (Palermo, 1978), Federico Lupo  (Palermo, 1984), Vito Stassi (Palermo, 1980), Fabio Sgroi (Palermo, 1965),  Francesco Surdi (Partinico, 1986), Daniele Villa (Roma, 1973), Sergio Zavattieri  (Palermo, 1970), spesso sodali in tantissimi progetti nell’arco degli ultimi  anni &#8211; attraverso le diverse declinazioni di una leggenda che ha già ispirato  autori del calibro di Le Gallienne, Rilke, Nabokov, Camus, Aragon e più di  recente Chuck Palahniuk.<br />
La mostra, ospitata dalla galleria Zelle Arte  Contemporanea, consta di un nutrito corpus di opere che affondando le radici in  un magma di citazioni ancestrali, trasformano ‘la storia di una sconosciuta’ in  pura astrazione narrativa.</p>
<blockquote><p><strong>À PARTIR DE L’EAU &#8211; Storia di una sconosciuta</strong></p>
<p>A cura di Guillaume Von Holden<br />
OPENING/ Venerdì 28 ottobre 2011 h.19.00<br />
la mostra resterà aperta sino al  21 novembre 2011<br />
dal martedì al sabato dalle  h.17.00  alle  h.20.00</p>
<p>ZELLE ARTE CONTEMPORANEA<br />
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		<title>Crudismo: una scelta alimentare estrema e difficile. Scopriamone le ragioni</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Sep 2011 14:24:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Alimentarsi di soli cibi crudi non è scelta da tutti eppure facendo una ricerca accurata si scopre un mondo fatto di persone convinte ed entusiaste del percorso che hanno intrapreso. Una piccola nicchia di appassionati da scoprire.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/09/crudismo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2565" title="crudismo" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/09/crudismo.jpg" alt="" width="522" height="530" /></a></p>
<p>In tempi di abbondanza alimentare c’è chi dice no a succulenti manicaretti per lasciarsi andare alla scoperta del  cibo crudo. Un viaggio quello nel crudismo o row food che porta alla tenuta di un vero e proprio stile di vita, mirato a rigenerare il corpo, depurandolo e bilanciando tutti gli alimenti così come sono, per sfruttarne al meglio i principi nutritivi. Il concetto di base è che i cibi con una cottura superiore ai 40° perdono gran parte degli elementi nutritivi ed è per questo che il crudista sgranocchia tutto ciò che è frutta, verdura, semi, germogli, frutta secca in grandi quantità.</p>
<p>Secondo i crudisti i cibi cotti sono “devitalizzati” ossia privi delle sostanze nutritive fondamentali per l’uomo. Gli alimenti con la cottura perderebbero quindi una grossa parte di quegli enzimi che sono invece fondamentali per la digestione e l’assimilazione delle sostanze nutritive, nonché la difesa e la depurazione nell’essere umano.  Tale  assunto si accosta ad una questione ben più arcaica e cioè all’allora uomo primitivo che di certo non si cibava di alimenti cotti. L’uomo è infatti frugivoro ossia “mangiatore di frutta e verdura”.</p>
<p>Da qui dunque la riscoperta di un’alimentazione che bandisce il fuoco dalla tavola a vantaggio di tutti quegli alimenti che possono essere gustati crudi facendo particolare attenzione a carne o pesce onde evitare infezioni derivanti da parassiti. Il pesce, ad esempio, se non adeguatamente eviscerato dopo la pesca, trattato con congelamento o comunque cotto, presenta seri rischi per l’intestino umano in quanto portatore dell&#8217;anisakis.</p>
<p>Ma il crudismo sostiene anche la dieta cosiddetta priva di muco del prof. A. Ehret ossia l&#8217;eliminazione di quegli alimenti (latticini e farina bianca) che andrebbero a creare una patina sulle pareti intestinali tale da condurre al male assorbimento dei nutrienti.</p>
<p>I crudisti in Italia, secondo le stime riportate anche sul sito <a href="http://www.veganitalia.com/">www.veganitalia.com</a> sono una percentuale del 5% circa sul 10% dei vegetariani, quindi una fascia di popolazione non proprio estesa che però condivide uno stile di vita basato su principi piuttosto chiari. Salute,  forma fisica, rispetto per gli animali, cura di problematiche particolari sono alla base della scelta che conduce al crudismo.</p>
<p>Allora, in pratica, come fare ad avvicinarsi al crudismo?  All’inizio bisogna essere graduali per dare il tempo all’organismo di abituarsi. Si  dovrebbe infatti assumere quasi l’80% di frutta, circa il 20% di verdura ed il resto in semi e frutta secca. Il punto nodale risiede nel fare attenzione a ciò che si mangia. È infatti fondamentale nutrirsi in maniera ordinata non cibandosi solo o principalmente di un alimento, come frutta fresca o secca poiché ciò comporterebbe l’assimilazione di troppi zuccheri e pochi grassi o viceversa, danneggiando così il corpo invece di aiutarlo. Inoltre mischiare alimenti può provocare disturbi alla digestione, pesantezza e sonnolenza dato che ogni alimento viene digerito con enzimi diversi. Inserire gradatamente alimenti crudi nella propria dieta è un primo passo. Sostituire un contorno cotto con qualcosa di crudo (insalata con noci a.e.)  per procedere gradualmente alla sostituzione dell’intero pasto abituale.</p>
<p>Le combinazioni di ricette da poter preparare variano molto e, come nel caso del vegetarismo, anche i crudisti si difendono bene in quanto a varietà e fantasia nelle preparazioni. Oltre ai prodotti freschi come frutta e verdura il crudista ha infatti a disposizione negozi di alimenti biologici dedicati ove trovare i complementi per preparare i suoi piatti. In tal modo si riesce addirittura nella preparazione delle patatine fritte che, condite con olio e tamari e lasciate essiccare, hanno l’aspetto ed il sapore di “patatine” a tutti gli effetti. Le polpette sono pronte con germogli di lenticchie e ceci o kamut, dolci con datteri, noci, banane, cioccolato, anacardi, uvetta.</p>
<p>Su <a href="http://www.cacaopuro.com/">www.cacaopuro.com</a> si acquistano dolcezze e preparati crudisti di vario genere. Su <a href="http://www.veganhome.it/negozi">www.veganhome.it/negozi</a> invece si trova un elenco dei negozi per regione dove trovare i prodotti di genere. Informazioni ed aggiornamenti sul mondo crudista sono inoltre facilmente reperibili. Sono moltissimi i libri guida per neofiti e principianti, per dare spiegazioni su cosa il crudismo sia e su come avvicinarsi ad esso. Inoltre basta mantenersi informati per trovare incontri tematici come quelli organizzati periodicamente da Luca Speranza, fondatore del sito www.fruttalia.it.</p>
<p>Il crudismo non è dunque una moda passeggera, né tanto meno il classico life style all’americana importato, ma uno stile di vita a tutti gli effetti se non addirittura, in alcuni casi, una terapia.</p>
<p>Documentarsi accuratamente in  merito può essere una prospettiva di cambiamento per qualcuno e per altri una vera e propria soluzione ad un problema. Tutto sta nel munirsi di iniziativa e provare a rinvigorire denti e gengive per un mesetto almeno.</p>
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		<title>11 settembre 2001: il caso “Ocean’s eleven”</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Sep 2011 15:19:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Piero Trellini</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una infinità di numeri undici emerge dagli eventi che riguardano l’11 settembre 2001. Al punto da far credere che gli attentati alle Torri Gemelle, avvenuti esattamente dieci anni fa, siano stati progettati intorno a quel numero. Se così non fosse allora la coincidenza dei numeri, sembrerebbe ancor più misteriosa e improbabile. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2010/09/11-settembre-2001-Spiegelman.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1575" style="margin-right: 5px;" title="11 settembre 2001 Spiegelman" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2010/09/11-settembre-2001-Spiegelman.jpg" alt="" width="208" height="285" /></a>Non ho mai creduto alle rigorose logiche del <strong>destino</strong>. Nulla accade perché deve accadere. Ma semplicemente perché accade. Il <strong>caso </strong>regna sovrano in una molteplicità di eventi talmente aggrovigliati tra loro che alla fine non è poi così difficile trovarvi al loro interno logiche, disegni e combinazioni possibili, probabili, plausibili, credibili, sempre decise a posteriori. Le probabilità che si riescano a tracciare corrispondenze casuali ponendo a confronto eventi differenti tra di loro non sono solo alte. Sono certe. Il mondo offre una tale infinità di spunti, dati, nozioni, eventi che metterli insieme in base alle logiche più differenti è un gioco da ragazzi. E anche quando non lo è  diventa solo un sofisticato enigma da risolvere. Ma una soluzione viene sempre fuori.</p>
<p>Ricordo che studiando i rapporti sull’<strong>attentato alle Torri Gemelle dell’11 settembre</strong> mi sono imbattuto in una tale serie di combinazioni che avrebbero tentato il più irremovibile tra gli scettici. Per non espandere all’infinito la matassa delle probabili improbabilità metterò qui a fuoco solo sull’elemento più superficiale e apparentemente insignificante di quella che è stata considerata <strong>la più grande tragedia della nostra generazione</strong>: la data. E precisamente il <strong>numero 11</strong>.</p>
<p>Intorno ad esso hanno ruotato tutti gli enigmi dei periodi antichi. Tutti gli studi di ricerca sui numeri, compreso <strong>Numerology</strong>, la scienza antica di Gematria e la saggezza segreta della <strong>Kabbalah</strong>, danno importanza significativa a quel numero e ai suoi multipli: 22, 33, 44, 55, 66, 77, 88 e 99. Il numero 11 è considerato un numero matrice. La prima guerra mondiale si è conclusa sull&#8217;<strong>undicesima ora, dell&#8217;undicesimo giorno, dell&#8217;undicesimo mese</strong>. Nel signore degli anelli di Tolkein, il numero 11 è descritto come numero fondamentale. La <strong>NASA </strong>saltò la sequenza dei numeri in occasione della missione sulla luna per accertarsi che l’<strong>Apollo 11</strong> arrivasse a destinazione. Ma la lista è infinita e giunge fino agli undici monili di Tutankhamen e tocca addirittura <strong>la vera data della nascita di Cristo: l’11 settembre del 3 a.C.</strong>.</p>
<p>L’opprimente oceano di “elevens”, che emerge dagli eventi che riguardano l’11 settembre 2001 è notevole. Al punto da far credere che gli attentati alle torri gemelle siano stati <strong>progettati intorno a quel numero</strong>. A partire dalla <strong>scelta dell’obbiettivo: due torri identiche, strette e lunghe come due immensi numeri uno</strong>. Se così non fosse allora la coincidenza dei numeri, sembrerebbe ancor più misteriosa e improbabile.</p>
<p>Questa serie di combinazioni si sono presentate prima, durante e dopo gli attacchi.</p>
<p><strong>La data</strong></p>
<p>Iniziamo dalla data: <strong>9/11</strong>. E’ uguale a 9+1+1= 11.</p>
<p>11 settembre (ma in realtà il suo corrispettivo inglese: “september”) ha 9 lettere e 2 numeri=11.</p>
<p>Il numero <strong>911</strong> è il numero per le chiamate d’emergenza negli USA.</p>
<p>L’11 settembre è il 254 giorno dell’anno: 2+5+4=11. Dopo di esso ci sono ancora 111 giorni per finire l’anno.</p>
<p><strong>Gli aerei</strong></p>
<p>Vediamo il <strong>volo AA11</strong>, il primo aereo che colpì le torri.  Era il volo 11 dell’American Airlines. Il suo nome rimanda all’11 due volte: A=1, A=1 quindi AA=11.</p>
<p>Quattro dei dirottatori hanno le iniziali per A. A. (=11). Il quinto era il pilota <strong>Mohamed Atta</strong>: 11 lettere (oltre a AA nel cognome).</p>
<p>Il volo conteneva 92 anime a bordo: 9+2=11.</p>
<p>Undici erano i membri dell’equipaggio: 9 addetti e 2 piloti.</p>
<p>L’obiettivo era <strong>New York City: 11 lettere</strong>. In particolare un grattacielo e un centro commerciale: “<strong>Trade Center</strong>” e “<strong>Skyscrapers</strong>”, entrambi 11 lettere.</p>
<p>World Trade Center Towers ha 22 lettere (2X11).</p>
<p>Le torri gemelle, come detto, levandosi al cielo parallelamente ricordano il <strong>numero 11</strong>.</p>
<p>L’aereo che colpì il Pentagono invece era il <strong>volo 77</strong>= 11X7. Aveva 65 persone a bordo: 6+5=11. Il suo obiettivo era appunto “The Pentagon”: 11 lettere.</p>
<p><strong>I terroristi</strong></p>
<p>Secondo l’FBI, i terroristi originariamente avevano progettato di dirottare <strong>11 aerei</strong>. Il manuale talebano Afghan Jihad che inneggia alla Guerra Santa è composto da 11 volumi.</p>
<p>119  è il codice di zona dell’ Iraq: 1  + 1 + 9 = 11. La base ritenuta sospetta dei terroristi è l&#8217;<strong>Afghanistan: 11  lettere</strong>. Il luogo di nascita di <strong>Osama Bin Laden</strong> è l&#8217;Arabia Saudita (Saudi Arabia): 11 lettere.</p>
<p>I <strong>quattro eventi che hanno cambiato la vita di Osama Bin Laden</strong> sono accaduti <strong>ogni 11 anni</strong> a partire dall’undicesimo anno e proseguendo di multiplo in multiplo: a 11 anni (1968) il padre muore e lui decide di votarsi a Dio; a 23 (1979) la Russia invade l’Afghanistan e lui si precipita a difendere gli oppressi; altri undici (1990) e Osama Bin Laden, , che ne ha 33,  forma Al-Qaeda (l&#8217;Iraq invade il Kuwait e le forze americane atterrano in Arabia Saudita). Undici anni dopo il quarantaquattrenne Osama organizza l’attacco al WTC.</p>
<p><strong>Il presidente USA</strong></p>
<p>Il presidente degli U.S.A. era <strong>George W. Bush</strong>: stesso numero. Idem per il suo predecessore <strong>Bill Clinton</strong>, così come per il ministro <strong>Colin Powell</strong>.</p>
<p>Il giorno dell’indipendenza americana è il 4 luglio, quindi  4+7=11.</p>
<p>L’aereo presidenziale, l’<strong>Air Force One</strong> ha <strong>11 lettere</strong>.</p>
<p>La serie numerata sulla coda, &#8220;29000&#8243;, corrisponde a  <strong>2+9+0+0+0 = 11</strong>.</p>
<p>E’ solo una parte delle infinite combinazioni edificabili intorno al semplice numero 11 intorno alla grande tragedia. Si è detto che<strong> furono studiate e prese in esame dai terroristi</strong>. Per quanto incredibile, potrebbe anche esserci un parziale fondo di verità.</p>
<p><strong>Ciò che accadde dopo, però, di sicuro era impossibile da prevedere.</strong></p>
<p><strong>L’attentato</strong></p>
<p>La <strong>prima torre crollò alle 10:28 </strong>am: 1+0+2+8=<strong>11</strong>.</p>
<p>La prima parete del Pentagono sprofondò alle <strong>10.10</strong> a.m.</p>
<p>La prima squadra di pompieri che accorse al WTC fu la FDNY Unit 1: <strong>perse 11 uomini</strong>.</p>
<p>I <strong>fuochi del WTC </strong>bruciarono continuamente fino al 19 dicembre 2001, per 99 giorni (fu l’incendio più lungo nella storia degli USA): <strong>9 x 11</strong> = 99.</p>
<p>Tre secoli prima dell’attentato Gottfried Wilhelm von <strong>Leibniz</strong> scrisse:</p>
<blockquote><p>“Se segnassimo a caso dei punti su un foglio di carta, si potrebbe individuare sempre e comunque un&#8217;equazione matematica tale da rendere conto di quanto fatto”.<em> </em></p></blockquote>
<p style="text-align: justify;">L’<strong>11 settembre 2002,</strong> esattamente un anno dopo l’attacco, la <strong>combinazione vincente della lotteria dello Stato di New York </strong>fu incredibilmente  <strong>9-1-1</strong>. 5.631 persone avevano selezionato i numeri tragici. Vinsero 500 dollari ciascuno (identico episodio l’anno prima: uscirono i numeri 5-8-7 quando si schiantò a NY il volo 587 dell’American Airlines). &#8220;Sono sorpreso ma non troppo – disse Christopher Rump, esperto di probabilità dell’università di Buffalo – <strong>la gente tende sempre a leggere in un certo modo questo genere di cose</strong>. Ma io sono sicuro che qualunque altro numero fosse venuto fuori stasera avrebbe sempre avuto un significato speciale per qualcuno da qualche parte”.</p>
<p>© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
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		<title>La Gelosia ci colpisce quando l’amore è in pericolo</title>
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		<pubDate>Sat, 20 Aug 2011 12:38:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marco Ventola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Uno psicoterapeuta ha aperto il primo centro di psicologia clinica in Italia che si occupa di studiare e risolvere la gelosia.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em> </em></p>
<p><em>Come geloso io soffro quattro volte: perché sono</em><em><br />
<em>geloso, perché mi rimprovero di esserlo, perché temo</em><br />
<em>che la mia gelosia finisca con il ferire l’altro, perché mi</em><br />
<em>lascio soggiogare da una banalità: soffro di essere</em><br />
<em>escluso, di essere aggressivo, di essere pazzo e di </em></em><br />
<em>essere come tutti gli altri </em></p>
<p>Roland Barthes</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/08/AN008-032.jpg"><br />
</a></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><a href="../wp-content/uploads/2011/08/AN008-032.jpg"><img class="alignleft" style="margin-right: 5px;" title="gelosia" src="../wp-content/uploads/2011/08/AN008-032.jpg" alt="" width="341" height="226" /></a><em>Questo articolo nasce dal desiderio di condividere con i lettori la costruzione di un progetto d’intervento psicologico clinico, scaturito da una serie di riflessioni intorno al tema della domanda di psicologia. Domanda di psicologia, è bene sottolinearlo, organizzata in relazione alle problematiche di convivenza che, solitamente, vengono rivolte dall’utenza. Se, infatti, si parte dall’ipotesi che le strategie di promozione della psicologia orientano le domande di intervento che l’utenza rivolge agli psicologi, è realistico pensare, allora, che una competenza della psicologia clinica debba essere quella di offrire dei servizi coerenti con le problematiche che la convivenza sociale comporta.<br />
A partire da queste premesse, ho progettato l’apertura di un centro di psicologia clinica che, attraverso la proposizione d’interventi psicoterapeutici, si occupasse di accogliere la problematica della gelosia. All’interno di questo contributo mi propongo, di esporre le motivazioni che hanno contribuito alla scelta di questo tipo di tema, delineando possibili aspetti di sviluppo.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Quale domanda sostanzia l’intervento clinico?</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Interrogarsi sul problema del come lo psicologo possa qualificare la propria competenza, al fine di indirizzare una possibile utenza alla professione psicologico clinica (Carli &amp; Paniccia, 2009) significa, sostanzialmente, proporre un pensiero sull’erogazione dei servizi psicologici offerti sul territorio. Guardando, in particolare, al panorama dei servizi di psicoterapia, sia in ambito privato che pubblico, è interessante notare come, per motivi storici e culturali, siano presenti due modelli prevalenti:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Modello a &#8211; si organizza attraverso la cura di disturbi quali ansia, panico, depressione, problematiche sessuali …</em></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Modello b &#8211; si presenta attraverso uno specifico modello teorico d´appartenenza, ovvero attraverso la teoria della tecnica alla quale lo psicoterapista fa riferimento: psicoanalitico, cognitivista, sistemico</em> …</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta, evidentemente, di due modelli culturali impliciti, che orientano l’intervento clinico in rapporto alle possibili richieste. Da una parte, abbiamo uno psicoterapeuta che si propone di trattare problemi descritti attraverso la nomenclatura della psicopatologia psichiatrica; dall’altra, uno psicoterapeuta che si mette in relazione all’utenza attraverso la propria adesione ad una scuola di appartenenza. È possibile seguire una terza via? Noi riteniamo che la risposta sia positiva, anche se non molto perseguita.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando un cliente si rivolge ad uno psicoterapeuta, raramente è motivato dal desiderio di intraprendere un percorso di psicoanalisi o di psicoterapia cognitivo-comportamentale, o di guarire dal panico o dalla depressione. Ovviamente, un cliente può richiedere un intervento strutturato in relazione ad uno stato di ansia o a una specifica metodologia, ma questo è sempre il pre-testo per parlare di altro. Ma cos’è questo altro? Cosa chiede il cliente, quando si rivolge ad uno psicologo? Si può dire che i servizi che vengono richiesti, anche tra i più disparati, sono sempre orientati alla comprensione di problemi e al perseguimento di uno sviluppo all’interno di sistemi familiari, sociali e organizzativi (Carli, 1993).<br />
Si parla di rapporti e di relazioni, dunque, di riflessione su quello che avviene all’interno della relazione tra individuo e contesto.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora possiamo affermare che la sfida per gli psicologi è saper raccogliere e interpretare le domande proposte dall’utenza, trasformando le stesse in possibili interventi clinici da proporre attivamente. Arroccata nella visione del disturbo psicopatologico conclamato o di tecniche da applicare, la psicoterapia ha spesso tralasciato, non sempre e non ovunque, per fortuna, di occuparsi di problematiche da un’angolazione diversa. Problematiche che riguardano sempre le relazioni tra le persone, in riferimento a fallimenti affettivi o lavorativi. Si tratta, evidentemente, di effettuare un cambiamento culturale, nella produzione di un servizio che non sia centrato sulla diagnosi o sull’appartenenza ad un modello psicoterapico specifico, bensì alla produzione di un servizio orientato allo sviluppo della convivenza tra le persone. Ciò significa, in definitiva, orientare l’offerta psicoterapeutica in relazione ai problemi relazionali che il cliente sente di vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">Diventa importante fare un inciso: il sistema di attese del cliente è strettamente connesso con la proposta che il professionista offre. Al contempo, bisogna tenere a mente che i modelli culturali impliciti, adottati dai sistemi professionali, orientano la produzione dei servizi: vi è, quindi, un rapporto circolare strettissimo. Un esempio su tutti: se uno psicoterapeuta si presenta come esperto per il trattamento della depressione, non possiamo meravigliarci se il cliente vorrà una cura per essa, come se si rivolgesse ad un medico. E non possiamo non ritenere che questo “vizio di fondo” possa essere poi così facilmente gestibile, successivamente. D’altra parte lo psicoterapeuta che si propone come esperto in depressione ricalca, con buona probabilità, un modello di rapporto normalità/scarto dalla normalità, caratteristico della cultura medica e, di conseguenza, agirà, probabilmente una mimesi di tale professione.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora, la domanda che ci si può porre è: come orientare l’utenza rispetto ai problemi che la psicologia clinica può realisticamente affrontare? E’ una “pretesa ingenua” pensare che un cliente possa giungere di fronte allo psicoterapeuta, senza riferimenti specifici alla relazione esistente tra problema percepito e competenza posseduta dal consulente a trattare il problema in questione. Facilitare la comprensione del servizio che il cliente in psicoterapia può utilizzare significa sostenerlo nella costruzione di senso del rapporto con lo psicoterapeuta e degli obiettivi perseguibili. In tal modo, le possibili prospettive di sviluppo della prassi professionale in psicoterapia sono in strettissima relazione con la costruzione di un mandato sociale, maggiormente fruibile dalla possibile committenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo dunque affermare che i servizi offerti dallo psicoterapeuta possono essere considerati potenti organizzatori della domanda del cliente. Attraverso una più attenta e puntuale considerazione delle richieste d’intervento, avanzate dall’utenza, si possono individuare nuovi servizi volti ad affrontare problemi di competenza psicologica.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da queste riflessioni ho cercato di cimentarmi con la costruzione di un servizio innovativo, non codificato né tanto meno riconosciuto attraverso le “normali categorie” che vengono utilizzate solitamente dalla psicoterapia, nel rapporto con l’utenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Il progetto ha implicato lo sviluppo di competenze nel trattare le problematiche legate alla gelosia, attraverso strumenti propri della Psicologia Clinica. La scelta della problematica della gelosia trae origine da alcune considerazioni specifiche: in primo luogo si può osservare che la gelosia, nonostante sia una problematica molto diffusa e causa di difficoltà sul piano dei rapporti interpersonali, raramente è stata oggetto di una specifica indagine, in relazione alle richieste di intervento clinico; in secondo luogo, non vi sono centri sul territorio che si occupano in maniera particolare di questa problematica.</p>
<p style="text-align: justify;">I motivi di questo vanno ricercati, a mio avviso, nella considerazione che la problematica della gelosia difficilmente si colloca all’interno di una ben definita area psicopatologica. Risulta essere, piuttosto, una problematica inserita all’interno del paragrafo dei cosidetti “disturbi emotivi comuni”(Goldberg, &amp; Huxley, 1992/1993).</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da queste premesse è stato attivato il primo centro in Italia (denominato CESPIG, Centro Studio Psicologico Italiano per la Gelosia) con la mission esplicita di fornire un percorso di psicoterapia orientata alla comprensione delle componenti simboliche che motivano la domanda del cliente sulla base della problematica della gelosi. Non si tratta evidentemente di curare la gelosia come espressione di un deficit del paziente, da diagnosticare a suo carico, ma di poter sostenere il processo di “pensare le emozioni” attraverso la relazione con lo psicoterapeuta, sperimentando un percorso dove le fantasie relazionali vengono comprese attraverso la sospensione dell’agito collusivo.<br />
Seguendo questa pista, riteniamo che la gelosia possa essere letta attraverso un modello che implica l’analisi della relazione che il geloso propone al partner e allo psicoterapeuta a cui si rivolge, per affrontare il suo vissuto emozionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La gelosia implica un particolarissimo modo di strutturare le relazioni: a tal proposito è utile ricordare che, nonostante gelosia ed invidia vengano spesso confuse, i due vissuti sono differenti proprio in base al fatto che la gelosia si organizza all’interno di una specifica triangolazione del rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si deve a Melanie Klein (1957/1969) la classica distinzione tra gelosia e invidia, secondo cui:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“<em>L’invidia è un sentimento di rabbia perché un’altra persona possiede qualcosa che desideriamo e ne gode – l’impulso invidioso mira a portarla via o a danneggiarla. Inoltre l’invidia implica un rapporto con una sola persona ed è riconducibile al primo rapporto esclusivo con la madre. La gelosia deriva dall’invidia e coinvolge perlomeno altre due persone; infatti si riferisce ad un amore che il soggetto sente come suo e che gli è stato portato via o è in pericolo di essergli portato via da un rivale. Nel significato corrente di gelosia, un uomo o una donna si sentono privati della persona amata da una terza persona</em>” (pp. 17-18).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Anche Spielmann (1971/1994) concorda con questa lettura, affermando che nella gelosia, diversamente da quanto accade nell’invidia, vi è sempre un rapporto a tre:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“<em>Entra in gioco tipicamente la rivalità con una terza persona, il che evidenzia un aspetto cruciale della gelosia: essa si presenta in una situazione a tre, in cui il geloso teme che una terza persona si intrometta  in una relazione a due e ne prenda possesso</em>.” (p. 61).</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Molto spesso il geloso finisce per vedere in ogni persona estranea un potenziale rivale, cadendo in quella che, a differenza dalla gelosia triangolare, viene definita da Giannelli e Rabboni (1988) come “gelosia poliangolare”: cioè una condizione di sospetto nel quale l’attacco all’oggetto d’amore potrebbe potenzialmente giungere da qualunque luogo o angolo esistenziale. Questa situazione può spesso diventare particolarmente penosa, poiché il geloso inizia ad imporre a se stesso e al partner una serie di divieti e controlli tali da compromettere gravemente la libertà e l’autonomia personale di entrambi: talvolta, ciò sfocia in quello che viene definito come <em>stalking</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche quando la problematica della gelosia non si connota di tali dimensioni aggressive e, per certi versi, logoranti, implica sempre un’ambivalenza emotiva nel rapporto sentimentale. Difatti, occorre subito sottolineare che, se si considera la gelosia amorosa come una particolare declinazione della neoemozione<a href="http://www.rivistadipsicologiaclinica.it/italiano/numero1_11/Ventola.htm#_ftn1">1</a> della diffidenza, si comprenderà bene come la persona, presa da gelosia, viva il rapporto con il proprio partner in maniera confusa: da una parte afferma di amare il proprio oggetto d’amore; dall’altra, richiede continue conferme di essere amato partendo dall’assunto che queste prove non bastino mai.</p>
<p style="text-align: justify;">L’amore geloso è un amore che si struttura sulla fantasia di poter essere messo da parte, escluso ed abbandonato per un’altra persona: sulla base di questa fantasia, chi prova gelosia vive la relazione d’amore pretendendo dall’altro una disconferma della propria paura abbandonica. Bisogna aggiungere, inoltre, che molto spesso come afferma Phil Mollon (2002/2006), vergogna e gelosia si alimentano a vicenda: la percezione di un rivale contiene l’idea di una propria inadeguatezza in confronto all’altro, e quindi suscita insieme vergogna e gelosia, che a sua volta crea altra vergogna e sentimento d’inadeguatezza, che alimentano ulteriormente la gelosia, e così di seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">La diffidenza amorosa, inoltre, rivela per certi versi la difficoltà di avere fiducia nella propria capacità di evocare interesse e amore nell’altro: il geloso richiede all’altro delle continue conferme sulla propria identità, sulla propria capacità attrattiva verso l’altro, ma questo è un compito impossibile poiché nessuna prova d’amore, nessun giuramento può rassicurare a sufficienza sul proprio valore personale (cfr. Carli &amp; Paniccia, 2002, pp.104-105). Essere sicuri di se stessi è un processo che non può mai provenire esclusivamente da fonti esterne, ma è sempre una costruzione che si sviluppa attraverso un dialogo, talvolta faticoso e complesso, con se stessi. Ecco perché Marcianne Blévis (2008) scrive che “<em>Più i limiti della nostra personalità si sono strutturati su legami falsi e su riferimenti maschili e femminili effimeri, più siamo destinati a essere preda della gelosia</em>” (p. 103). La gelosia diviene allora una condizione significativa poiché permette di poter avviare una riflessione sulla possibilità di costruire un rapporto che sia fondato non sul senso del possesso ma sulla reciprocità con l’altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo dire che la gelosia si caratterizza per una sorta di cortocircuito emozionale nel quale emerge ciò che Carli (2007, p. 99) definisce come dinamica dell’impotenza derivante dalla fantasia di possesso. La persona gelosa, molto spesso, pretende di controllare l’altro, talvolta nei comportamenti, altre volte nei pensieri e nei desideri; cercando di annullare l’estraneità dell’altro attraverso il possesso: per il geloso ogni diversità viene vissuta come lacerante arrivando addirittura a sentire qualunque interesse coltivato dal partner, che non lo coinvolga direttamente, come un’offesa insanabile. Si capisce bene come questa operazione di annullamento di confini e di differenze sia destinata al pieno fallimento, generando ulteriore impotenza che alimenta, a sua volta, tentativi di controllo e possesso, in una spirale senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta, evidentemente, di istituire uno spazio, definito da Carli e Paniccia (1984) come “spazioanzi<em>”,</em> dove la diffidenza amorosa possa essere pensata e non agita sulla base della negazione dell’estraneità dell’altro, facilitando nel paziente la costruzione della competenza a saper vivere la relazione come rapporto di scambio. Lo “spazio anzi” permette al paziente, attraverso una ridefinizione dei criteri utilizzati fino a quel momento per categorizzare il contesto simbolizzato affettivamente, di leggere in una chiave nuova, per certi versi inaspettata ed inedita, la realtà così come è stata esperita. Attraverso l’analisi della domanda che il paziente porta in seduta si potrà formulare un pensiero sulle fantasie collusive che emergono rispetto al tema della gelosia, vissuta nella relazione affettiva nel là e allora e riproposta nel rapporto con lo psicoterapeuta.</p>
<h5 style="text-align: justify;">Bibliografia</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Barthes, R. (1977). <em>Fragments d&#8217;un discours amoureux</em>. Paris: Éditions du Seuil (trad. it. <em>Frammenti di un discorso amoroso</em>, Einaudi, Torino, 1979).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Carli, R. &amp; Paniccia, R.M. (2009). Obiettivi e metodologia della formazione: Pensare emozioni entro la relazione clinica. <em>Rivista di psicologia clinica, teoria e metodi dell’intervento</em>, <em>2</em>, 11 – 33.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Carli, R., Grasso, M., &amp; Paniccia, R.M. (Eds.). (2007). <em>La formazione alla psicologia clinica: Pensare emozioni</em>. Milano: FrancoAngeli.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Carli, R., &amp; Paniccia, R.M. (2002). <em>Analisi Emozionale del Testo</em>. Milano: FrancoAngeli.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Carli, R. (Ed). (1993). <em>L&#8217;analisi della domanda in psicologia clinica.</em> Milano: Giuffrè.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Carli, R., &amp; Paniccia, R.M. (1984). Per una teoria del cambiamento sociale: Spazio &#8220;anzi&#8221;. In G. Lo Verso &amp; G. Venza (Eds.), <em>Cultura e tecniche di gruppo nel lavoro clinico e sociale in psicologia (</em>mancano pagine).Roma: Bulzoni.</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Giannelli A. &amp; Rabboni M. (1988). Sulla gelosia<strong>. </strong><em>Quaderni Italiani di Psichiatria, 7 </em>(5),317-356<em>.</em></h5>
<h5 style="text-align: justify;">Goldberg, D., &amp; Huxley, P. (1992). <em>Common mental disorders: A bio-social model</em>. London &#8211; New York: Tavistock/Routledge (trad. it. <em>Disturbi emotivi comuni.</em> Il Pensiero Scientifico, Roma, 1993).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Klein, M. (1957). <em>Envy and Gratitude: A Study of Unconscious Forces.</em> New York: Basic Books (trad. it. <em>Invidia e gratitudine, </em>Martinelli, Firenze, 1969).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Marcianne, B. (2006). <em>La jalousie. Délices et tourments</em>. Paris: Éditions du Seuil (trad. It. <em>La Gelosia</em><em> e il recupero dell’infanzia amorosa</em>, Alberto Castelvecchi Editore, Roma, 2008).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Mollon, P. (2002). Shame <em>and Jealousy. The Hidden Turmoils</em>. London: Karmac Books Ldt (trad it. (2006). Vergogna <em>e Gelosia. Tumulti segreti, </em>Astrolabio, Roma, 2006).</h5>
<h5 style="text-align: justify;">Spielmann, P.M. (1971). Envy and jealousy: an attempt at clarification, In <em>The Psychoanalytic Quarterly</em>, 40, 59-82 (trad. it. Invidia e gelosia: un tentativo di chiarificazione<em>, L’invidia</em>, Bollati Boringhieri, Torino, 1994).</h5>
<h6 style="text-align: justify;">Note</h6>
<h6 style="text-align: justify;">1. R. Carli e R.M. Paniccia (2002, 2003, 2005) hanno proposto il concetto di neoemozione come espressione di un modo di costruzione della relazione con l’estraneo. Alcune delle neo-emozioni descritte degli autori sono ad esempio pretendere, provocare, preoccuparsi, diffidare, controllare. Si differenziano dalle emozioni di base quali la rabbia, la tristezza, la gioia o la paura poiché le neoemozioni non hanno un riferimento esclusivo al mondo intrapsichico dell’individuo ma sono sempre organizzate in funzione della simbolizzazione emozionale della relazione sociale.</h6>
<p style="text-align: justify;">
<p>© RIPRODUZIONE RISERVATA</p>
<blockquote><p><strong><em>Marco Ventola</em></strong><em>, psicoterapeuta, presidente del  <strong><a href="http://www.cespig.it/">Cespig</a></strong>, </em>primo ed unico Centro di Psicologia e Psicoterapia ad orientamento Psicoanalitico per le problematiche d’Amore e Gelosia, <em>si occupa da sempre di problematiche legate ai disturbi d&#8217;ansia e  alla gelosia. Psicologo Clinico e Formatore ha collaborato con il  Lutheran Center di New York e il Dipartimento di Psicologia Clinica e  Psicoterapia di Roma. E’ Consulente Tecnico del Tribunale di Bari. Ha  svelato il dietro le quinte della sua professione con “</em><a href="http://www.eboogle.it/index.php?option=com_virtuemart&amp;page=shop.product_details&amp;flypage=flypage.tpl&amp;product_id=9"><em>Cosa accade durante una seduta psicoterapeutica</em></a><em>”.</em></p></blockquote>
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		<title>Cougar: il fenomeno che appassiona tutte le donne audaci cacciatrici e le spinge tra le braccia di giovani compagni… o amanti?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jul 2011 17:41:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Apre in Italia il sito online dedicato alle signore pantere e cacciatrici che non si accontentano di un coetaneo qualunque ma vanno alla ricerca di baldi giovani sia più piccoli anagraficamente ma anche in grado di garantire loro emozioni e divertimento. Magari con l’incontro giusto ed un pizzico di fortuna sarà per tutta la vita]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><em> </em></p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/07/Cougar.jpg"><img class="size-full wp-image-2568  aligncenter" title="Cougar" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/07/Cougar.jpg" alt="" width="450" height="299" /></a></p>
<p>Nella sfera dei sentimenti e dell’attrazione fisica non sempre tutto va come i canoni cosiddetti  della normalità o del classico vorrebbero. Si aprono scenari inaspettati come quello del fenomeno “Cougar” per cui le signore vanno in cerca di bei ragazzi più giovani, a volte di decine e decine di anni in meno, per accompagnarsi a loro per una vita o anche solo per una sera da trascorrere in allegria davanti ad un buon bicchiere di vino.  Dal fenomeno Cougar è da poco nato l’omonimo sito italiano Cougar Italia© <a href="http://www.cougaritalia.com/">www.cougaritalia.com</a> che ha rotto tutti i tabù e dato spazio alle donne che senza inibizioni sono attratte da uomini più piccoli e da oggi hanno anche a loro disposizione un sito semplice da usare e comodo.</p>
<p>Gli iscritti sono donne tra i 30 e i 55 anni e gli uomini tra i 25 e i 40 anni. L’iscrizione è semplicissima e l’obiettivo è chiaramente quello di incontrare una lei o un lui che sia di proprio gradimento e con il/la quale riuscire ad incontrarsi almeno una volta. Il concetto di fondo è sempre e comunque legato all’esigenza di donne più grandi di avere storie o flirt con un lui più piccolo. Di contro ci sono però anche tanti ragazzi/uomini che gradiscono donne mature e quindi dotate di maggiore esperienza rispetto alle coetanee. D’altronde non c’è nulla di nuovo nella filosofia che Cougar Italia poiché le star dello schermo e del cinema ci hanno abituati a vedere coppie con differenze di età piuttosto importanti. Demi Moore e Ashton Kutcher con 15 anni di differenza ne sono un esempio, come anche Cher che ha di recente attirato l’attenzione dei gossip con la frequentazione di un ragazzo più giovane di lei di circa 30 anni. Ma possiamo ricordare tra i Vip di casa nostra l’onorevole Pivetti sposata con Alberto Brambilla di 10 anni più giovane, Gina Lollobrigida e Javier Rigau con una differenza di ben 34 anni e la lista è ancora lunga. Ma non solo visto che anche la serie televisiva Cougar Town, made in USA, ci aveva presentato la protagonista 47enne che, dopo il divorzio, abbandona gli indugi per godersi finalmente la vita accompagnandosi con uomini più giovani di lei, facendoci così abituare alla filosofia Cougar Style.</p>
<p>Si parla quindi di uno stile di vita a tutti gli effetti, lontano da paranoie, ipocrisie e fatto invece di sentimenti o semplice desiderio di vivere la vita per come la si vuole. Recarsi sul sito per capire di cosa si tratta, schiarirsi le idee e capire la filosofia che sottende l’Italian Cougar Style leggendo le storie di donne che raccontano le proprie esperienze può essere la strada migliore per chi aveva già da un po’ un pensiero del genere che gli ronzava in testa.</p>
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		<title>Il Burlesque: gioco della seduzione e fonte continua d’ispirazione per tutte le donne</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 17:01:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessia Ferrara</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nato nella II metà dell’800 il Burlesque è arrivato a noi attraverso un percorso ricco di vicende molteplici ed interpretato da personaggi femminili diversi e sempre interessanti. Un mondo fatto di piume, lustrini, sorrisi che diverte ed incuriosisce senza mai risultare volgare]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/05/burlesque.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-2578" title="burlesque" src="http://www.thegoodmorning.com/wp-content/uploads/2011/05/burlesque.jpg" alt="" width="535" height="803" /></a></p>
<p>ll Burlesque, spettacolo della seduzione, dove la sensualità va di pari passo con il gioco ed il divertimento, è molto in voga negli ultimi anni. È tornato fortemente in auge grazie al contributo attivo di Dita Von Teese.<br />
Il Burlesque nasce in Inghilterra nella seconda metà dell&#8217;800 ed in seguito trova grandissimo successo di pubblico negli Stati Uniti come forma di intrattenimento per le classi proletarie.</p>
<p>Il tema delle serate in stile Burlesque era una rappresentazione parodistica, ironica e simpatica, della vita agiata e confortevole delle classi aristocratiche. I primi spettacoli non prevedevano alcun tipo di spogliarello, solo in alcuni casi se ne facevano solo piccoli accenni, ma di certo si era ancora lontani dai tratti distintivi del neo-burlesque. Fu infatti con il passare del tempo che, poco alla volta, emersero i primi segni caratterizzanti di quello che poi, negli anni &#8216;90, sarebbe diventato il fenomeno contemporaneo: non un semplice spogliarello ma un&#8217;accattivante e spiritosa esibizione da seguire con ironia e leggerezza.</p>
<p>Nel corso degli anni tante sono state le donne, tutte bellissime, che hanno interpretato lo stile Burlesque, ma è grazie alla passione di una delle principali protagoniste del genere negli anni &#8216;50, Betty Page, playmate e icona di burlesque, che nacque la più grande raccolta di materiale messo a disposizione del pubblico che rispose con un feedback immediato e contagioso tale da condurre il Burlesque al successo attuale.</p>
<p>Uno show congeniato in modo da coinvolgere ed ammaliare il pubblico di genere maschile e femminile. Il segreto dello stile Burlesque infatti risiede nel mix di ironia, buon gusto e provocazione atti a mettere in gioco la femminilità, al fine di non ricercare la chiave dell&#8217;interesse nello scoprire a prescindere, ma piuttosto nello stuzzicare i sensi con arguzia e un pizzico di malizia.<br />
Chi è stato spettatore divertito di un Burlesque show ricorda il sorriso ironico ammiccante delle interpreti, nonché i ventagli, gli ombrelli, i palloncini, le paillettes, i tacchi a spillo, le calze, i bellissimi bustini, i cappelli, i guanti e il trucco naturalmente, uniforme e scintillante su un viso semi pallido e bellissimo. È così che il Burlesque dal palcoscenico si riversa anche in passerella e detta moda. Uno stile che richiama gli anni &#8216;50 e rende la donna davvero molto sensuale, riuscendo ad accentuarne la femminilità senza scoprire troppo. Ecco il segreto del Burlesque Style. Dita Von Teese insegna. Bellissima modella americana di 38 anni, con il suo look ha saputo totalmente rivalutare la moda del passato. Pollice in su quindi per longuette al ginocchio con spacco generoso, camicette con scollature, pizzi e rasi per la biancheria ed un make-up dove non possono mancare rossetti e smalti rigorosamente rosso fuoco, eyeliner, mascara e acconciature da pin-up.<br />
Anche il mondo del fitness trova l&#8217;ispirazione nello stile Burlesque, proponendo al proprio pubblico discipline diverse e coinvolgenti come la Burlesque  Dance e le altre forme del così detto Sexy Fitness, dedicato al solo popolo femminile, per forgiare e inorgoglire, mantenendosi in forma, tutto il proprio sex-appeal.<br />
Oltre a Dita Von Teese, tante sono le artiste che lavorano nel mondo del Burlesque. Nomi quali Catherine D&#8217;Lish, Dirty Martini, Eve La Plume, le Pontani Sisters, Grace Hall sono solo alcuni tra le numerose &#8220;dive&#8221; che si esibiscono non solo negli USA, ma un po&#8217; ovunque, in Europa, Canada, Australia. In Italia è nata a Milano nel 2008 la prima scuola ad esso dedicato: la Burlesque School Milano®. Voluta e seguita da Mitzi Von Wolfgang, permette alle iscritte di &#8220;perfezionare&#8221; la loro femminilità divertendosi a ripercorrere passi e movenze di famose pin-up. www.burlesqueschoolmilano.com.<br />
Per chi invece vuole approfondire la conoscenza di questo affascinante mondo il sito di riferimento italiano è www.burlesque.it. Nato nel 2007 come progetto BurlesqueItalia da un&#8217;idea di Attilio Reinhardt, è un contenitore nel quale si possono trovare tante informazioni, curiosità e soprattutto il calendario degli spettacoli  in Italia.</p>
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